Mancano solo 2 giorni allo scadere della trade deadline e le franchigie NBA studiano gli ultimi movimenti per completare i propri roster. Tutti tranne i Miami Heat. In Florida la situazione è alquanto particolare: il roster non è abbastanza forte per puntare ad una postseason dignitosa, ma garantisce un record di 24-26 che gli permette di veleggiare in zona Playoff nel placido Est. Il ‘tanking’ non è un’opzione in linea con la storia recente della franchigia, sempre a buoni livelli in NBA negli ultimi anni. Inoltre i contratti importanti dati a giocatori che non vengono considerati esattamente dei ‘top player’ come Dragic o Whiteside, scoraggiano le altre squadre a trattare con gli Heat che, dal canto suo, non intende nemmeno privarsi di qualche asset per arrivare a delle scelte.
Barry Jackson del Miami Herald ha spiegato che Pat Riley ha provato a mettere in piedi delle trade per 7 mesi, senza riuscire (viste le premesse…) a chiuderne nemmeno una: “Miami ha provato a fare movimenti senza successo per sette mesi perché le altre squadre non accettano i bad contracts degli Heat e Miami è stata riluttante a cedere alcuni assets in cambio di semplici scelte al draft”. Un limbo dal quale difficilmente gli Heat usciranno presto.
