Mercato NBA – LeBron James scarica i Cavs, pronto il nuovo addio: manca il talento per battere questi Warriors

LeBron James infiamma il mercato NBA con delle dichiarazioni che lasciano spazio a pochi dubbi: il 'Re' sottolinea il gap di talento fra Cavs e Warriors, in estate sarà addio

Sotto 3-0 nelle Finals NBA, con l’anello che per il secondo anno consecutivo prende la via di Oakland, LeBron James ha fatto il punto della situazione in casa Cleveland Cavaliers. Dopo il doppio stravolgimento del roster, prima in estate e poi nel mercato pre trade deadline, l’addio di Irving prima e quello di Wade poi, LeBron ha vissuto una stagione piena di alti e bassi. Pur avendo trascinato i suoi compagni alle Finals, il gap di talento con gli Warriors di Durant, Curry e il resto di un vero e proprio superteam sembra incolmabile. Cosa fare dunque? In estate LeBron James sarà free agent e di restare in questi Cavs, più un peso che una risorsa, non sembra averne voglia. Lo ha già fatto in passato, quando per battere Celtics e Spurs è passato agli Heat con Wade e Bosh formando uno dei terzetti più forti della storia. Potrebbe rifarlo in estate, non lo ha negato in conferenza stampa:

“mi pare ovvio affermare che per puro talento, dal primo al quinto giocatore, Golden State è molto più attrezzata di noi. Diciamoci la verità. Hanno in quintetto due MVP, poi Klay e Draymond, con ogni probabilità il miglior difensore della lega e una delle menti di pallacanestro più brillanti. A questo gruppo va aggiunto un ex MVP delle finali NBA, una prima scelta assoluta (in realtà la quarta, al Draft 2004, ndr) o un ex All-Star come David West. Insomma, tantissimo talento. Anche noi ne abbiamo, ma alla fine in questa serie ci siamo ritrovati nella posizione di poter vincere due delle tre partite che abbiamo perso e ci è sempre mancato qualcosa. Dovevamo segnare più tiri? Fare meno errori mentali? Buttarci sulle palle vaganti? Quando fai errori del genere vieni punito, perché non solo hanno più talento di te ma giocano anche in maniera più intelligente e hanno dentro quel DNA dei campioni che fa la differenza. A un certo punto durante il mio primo periodo di carriera in maglia Cavs ho sentito di non avere il livello di talento necessario per competere contro le migliori squadre NBA, non solo Boston. E non parlo solo di talento in campo, perché ci vuole anche la testa, l’aspetto mentale del gioco è fondamentale. Sapevo che a Cleveland il talento non era quello sufficiente a battere le Boston o San Antonio del caso”.