Mercato NBA – La verità di DeRozan, che schiaffo ad Ujiri: “trattato senza rispetto, ecco cosa mi ha detto”

DeMar DeRozan è tornato a parlare del suo addio ai Toronto Raptors: l'ex stella della franchigia canadese attacca il gm Masai Ujiri

La trattativa che ha portato all’addio di Kawhi Leonard ha avuto un finale inaspettato. Lo scontento di lusso dell’NBA è passato, a sorpresa, ai Toronto Raptors in una trade che ha portato DeMar DeRozan in Texas. Proprio la stella ormai ex Raptors, è rimasto fortemente deluso dalla trattativa lampo, per la quale è stato avvertito solo a scambio ormai ultimato. DeRozan ha parlato di ‘tradimento’ e di ‘mancanza di fiducia’, puntando il dito contro il gm dei canadesi Masai Ujiri dichiarando:

“dai colloqui avuti con il mio agente per tutta l’estate sembrava fossi parte del progetto da lì in avanti. Quando dici: ‘ho dato loro possibilità’ è frustante. Loro chi? Stai dando la colpa solo a me e Casey? D’altronde siamo stati gli unici a rimetterci dopo la sconfitta nella serie contro Cleveland. Tuttavia, abbiamo perso contro una sola squadra nell’ultima post-season, un collettivo che è arrivato alle Finals stagione dopo stagione. Scaricare il barile in quel modo non è bello, sono cazzate. L’unico giocatore che ci ha impedito di arrivare a quel livello ha lasciato la conference e sentivamo di avere una grossa opportunità per raggiungere finalmente un simile traguardo. Quando usi le parole ‘famiglia’ e ‘fratello’, che la gente impiega alla leggera, devi sapere che io do molta importanza ai termini. Accetto qualsiasi cosa, che mi piaccia o no, se vieni da me e me lo dici prima. Non mi aspetto che tu faccia passare una cosa per un’altra prendendomi in contropiede. So come funziona il business. Ero focalizzato sulla possibilità di giocare a Toronto per tutta la carriera, ma non sono mai ingenuamente pensato di essere immune da scambi. Bastava farmelo sapere. Da qui deriva la mia frustrazione, penso si sia visto. [….] Non ho percepito il rispetto che pensavo di meritare. È stato un brutto colpo a mezzanotte, di punto in bianco, dai. Due giorni prima era stato chiesto loro: ‘qualcosa si muove? Se sì, fatemelo sapere, perché i rumors continuano a uscire a mezzo stampa’. E due giorni dopo sei qui. Volevo togliere da Toronto il peso di sentirsi dire ‘tutti vanno via’, ‘nessuno vuole giocare in Canada’. Dal primo giorno ho cercato di cambiare la narrative e per questo ho mosso il culo.  […] Amo quella città. È letteralmente la mia seconda casa”.