EuroBasket 2017: Dennis Schröder vs l’Italia – Questo pomeriggio nel Gruppo di B di EuroBasket 2017 andrà in scena l’ennesimo capitolo di una classica dello sport: Italia-Germania. Niente calcio questa volta, ma palla spicchi. Dal 2011 ad oggi il tabellino segna 2 vittorie a testa, ma l’Italia può vantare uno schiacciante 91-59 nel 2014 e l’ultima vittoria (89-82) ad EuroBasket 2015. Pomeriggio gli azzurri dovranno affrontare il talento di Dennis Schröder che, senza Nowitzki, avrà il peso dell’intera Germania sulle sue spalle.

EuroBasket 2017: Dennis Schröder, che caratterino! – Buffo pensare che un giovane talento come Schröder possa rivestire un ruolo da leader a questi livelli, lui che da piccolo era esuberante e indisciplinato. Nella periferia di Braunschweig, in zona skate park, lo conoscevano tutti: era il più spericolato, non c’era ringhiera ripida o scalinata pericolosa sulla quale lui non si fosse lanciato con il suo skate, sprezzante del pericolo che faceva desistere anche i ragazzi più grandi. “Avevo 11 anni, quindi me ne fregavo. Gli altri, compreso mio fratello, erano tutti più grandi e sapevano che era pericoloso, io invece semplicemente non ci pensavo e mi buttavo a capofitto. Ora ovviamente non lo farei mai. Un sacco di cose che facevo a quel tempo ora non le farei mai”, dichiarò in seguito.
EuroBasket 2017: Dennis Schröder, basket e discriminazioni – Del resto, essendo uno dei pochi neri nella periferia della Germania del nord (nella sua scuola erano in 2), per essere a ‘livello degli altri‘ doveva essere ‘più degli altri‘. La discriminazione era all’ordine del giorno, ma con la palla da basket in mano era lui a fare la voce grossa: “quando ho iniziato a giocare lì gli altri ragazzi non mi dicevano niente. Sapevo che comunque non gli piacevo, che pensavano fossi diverso, ma l’ho accettato”.
EuroBasket 2017: Dennis Schröder, indisciplinato e senza futuro – Il problema era coniugare talento e disciplina, inversamente proporzionali nel suo caso. “Una settimana veniva ad allenamento, poi quella dopo no. Non sapeva gestire la frustrazione, urlava, quando perdeva se ne andava dalla palestra. Aveva una personalità molto forte”, ha raccontato Liviu Calin, l’allenatore che aveva accolto in squadra il piccolo Schröder. Il suo talento lo aveva portato ad essere scelto, appena 14enne, fra i 39 migliori ragazzi tedeschi per partecipare al training camp della nazionale tedesca giovanli. L’allenatore Fran Menz però, stremato dalla sua indisciplina, gli disse che nel basket non avrebbe avuto futuro. Del resto al giovane Schröder interessava solo fare ciò che voleva: allenarsi quando voleva, giocare quando voleva, mangiare quando voleva, andare a dormire quando voleva. Un carattere indomabile che mal si sposava con i dettami tattici e gli schemi del basket.
EuroBasket 2017: Dennis Schröder, la lettera di papà Alex – Un giorno però la sua vita cambiò radicalmente. I suoi genitori erano separati ma erano rimasti in buoni rapporti. Il padre Axel, sarebbe dovuto andare al salone da parrucchiera della moglie per aggiustarle il wi-fi ma non arrivò mai. Schröder ricorda così quel giorno: “sono andato a scuola ma non mi sentivo bene, mi sentivo come se fosse successo qualcosa. Sono tornato a casa e tutta la famiglia era in cucina. Mi hanno fatto sedere e mi hanno detto ‘papà è morto‘. Avevo 16 anni e non ci credevo, pensavo che non potesse essere vero. Sono dovuto andare a casa sua, volevo vederlo coi miei occhi. Era ancora là che giaceva sul divano, ho provato a toccarlo. Se ne era andato davvero. Questo ha cambiato tutta la mia vita”.
EuroBasket 2017: Dennis Schröder, la rinascita – Questo tragico evento cambiò la sua vita davvero. Schröder trovò sulla scrivania del padre una lettera, scritta di suo pugno, che gli ricordò di un discorso che il padre gli fece prima di morire: papà Axel credeva che il figlio avesse il talento necessario per sfondare nel basket e poter mantenere i suoi fratelli e sua madre. Schröder prese con sè la lettera e si diresse in palestra. Cercò in ogni modo di convincere coach Calin, che lo aveva sbattuto fuori, a dargli un’altra possibilità. Fu reintegrato ma, per una sorta di punizione, costretto a giocare in difesa negli 1vs1 per provare la sua determinazione. “È rimasto in difesa per 30 azioni consecutive. Ha anche pianto, ma è rimasto lì”. Prova superata, quel giorno Dennis Schröder è rinato a nuova vita.

EuroBasket 2017: Dennis Schröder, l’NBA – Niente più skateboard, ma solo tanta abnegazione e dedizione negli allenamenti con la palla a spicchi fra le mani, spinto dall’onorare la volontà del padre. Si allenò spesso più volte al giorno sia con la squadra giovanile che con quella più grande, a volte per 6 ore al giorno. Migliorò tantissimo. Si ritrovò in poco tempo in A2 tedesca, con i Phantom Braunschweig e nella stagione 2011/2012, a soli 19 anni, firmò 17.8 punti di media con 6.7 assist, l’anno successivo chiuse con 12 di media in Bundesliga e guidò la Germania al 5° posto negli Europei Under 20. A 4 anni dalla morte del padre, nel 2014, Schroeder venne scelto con la pick n°17 dagli Hawks: il coronamento di un sogno, quel ragazzo senza futuro era appena entrano in NBA. Negli ultimi PlayOffs ha chiuso con 24.7 punti di media e 7.7 assist.

EuroBasket 2017: Dennis Schröder, da reietto a leader – Questo pomeriggio, la Germania che da piccolo lo guardava con disprezzo, a causa del suo carattere e del suo ciuffo biondo ossigenato, griderà forte il suo nome e ringrazierà papà Axel e la sua lettera per aver smussato i lati più spigolosi del carattere di un talento che non i teutonici non vedevano dai tempi di un giovane Dirk Nowitzki.
