Se i Cleveland Cavaliers sono arrivati alle Finals è merito essenzialmente di LeBron James. Non si scopre oggi come il numero 23 sia l’anima, la guida, il leader dei Cavs, trascinati a suon di giocate e personalità. Anche LBJ però, ‘lasciato solo’ contro questi Golden State Warriors, ha dovuto alzare bandiera bianca. Tutti concetti più o meno condivisibili, nonostante ci sia una corrente di pensiero che reputi dannoso proprio questo aspetto del carattere di LeBron James. Esponente principale ne è Kobe Bryant che, durante un confronto online organizzato da Bleacher Report, al quale hanno partecipato stelle del calibro di Paul Pierce, Chauncey Billups, Isiah Thomas e Vince Carter, ha criticato pesantemente LeBron James:
“dite che LeBron ha fatto tutto il possibile in finale? Ma infatti secondo me non doveva far di più, si è dato anche troppo: nel caso avrebbe dovuto fare di meno. Phil Jackson me lo ripeteva in continuazione, quando pensava che stessi cercando di far troppo in campo. Io reagivo dicendogli che avrei voluto vedere i miei compagni farsi avanti maggiormente, ma lui affidava anche questo compito a me: ‘è una tua responsabilità spingere il gioco verso di loro’, mi diceva. Dopo le finali (perse contro Boston, ndr) del 2008, Michael Jordan mi disse: ‘hai tutti gli strumenti necessari: devi solo capire il modo migliore di coinvolgere i tuoi compagni per far fare loro l’ultimo salto, e vincere il titolo’. Prima di quella serie Michael sentì una mia dichiarazione in cui mi lamentavo dell’incredibile livello di talento di quei Celtics: avevano Ray Allen, Paul Pierce, Kevin Garnett, Rasheed Wallace, sono stati il primo vero superteam moderno. ‘Certo, e proprio perché è così sta a te trovare il modo di farcela comunque, perché alternative non ce ne sono’, mi disse Jordan. È la stessa sfida a cui si trova davanti LeBron oggi: hai i compagni che hai, e con loro devi trovare il modo di vincere. Le scuse non funzionano. Ha a che fare con il modo in cui costruisci la tua squadra, con l’intesa emotiva che stabilisce in spogliatoio. Come fai a motivarli? Essere leader non vuol dire rendere migliori i tuoi compagni passandogli la palla, non è assolutamente questo: essere leader ha a che vedere con l’influenza che hai nel fargli raggiungere il loro potenziale massimo. E a volte non è tutto rose e fiori: qualcuno lo sfidi, qualcun altro lo affronti a muso duro, a qualcun altro ancora devi dare una pacca sulle spalle. La cosa difficile è trovare il giusto equilibrio. […] Fin da bambino tutto quello a cui pensavo era vincere. Mi importava solo quello. Era il modo in cui valutavo Michael Jordan, Larry Bird e Magic Johnson: per il numero di titoli che sono stati capaci di vincere. Oggi si tendono a valutare anche mille altri aspetti, e va bene, ma io vi sto dicendo quali sono i criteri validi per me. E se fossi LeBron, io farei di tutto per trovare il modo di vincere ancora. Non mi importa la narrativa che costruisci. Vuoi vincere il titolo, e devi trovare qualsiasi modo per farlo”.
