Linguaggi scurrili a iosa nello sport. Parolacce, insulti e iperboli cattive come poche. In America però forse più che in altri luoghi si è sviluppata una certa propensione a questo tipo di pratiche che non servono solo a sfogare la rabbia dell’atleta per un rigore sbagliato, ad esempio, ma mirano proprio ad insultare l’avversario per indurlo a sbagliare e a scoraggiarlo. Questa pratica è detta trash talking e comprende prese in giro e parole pesanti riferite alle qualità fisiche e intellettuali dell’avversari. Portato all’estremo questo fenomeno potrebbe rappresentare una vera e propria violenza psicologica.
Questo tipo di atteggiamento non è un caso che si ritrovi soprattutto in grandi campioni. Tra questi molti si annoverano tra i giocatori di pallacanestro più talentuosi di sempre e che militano in NBA. Uno dei più famosi trash talker del mondo è senza dubbio LeBron James, seguito senza dubbio da Kevin Garnett (che chiamò Charlie Villanueva “paziente malato di Cancro”) e da Kobe Bryant. Altri insultatori seriali potrebbero essere Dennis Rodman, che amava offendere le famiglie degli avversari e insinuare dubbi sulle loro capacità sessuali. Il trash talking ai tiri liberi poi si spreca. Un giocatore di basket che amava fare ciò è stato Danny Ainge. Con lui sotto canestro era davvero difficile fare punto.
Per capire quanto il trash talking sia diffuso, si deve dire che in NBA esso è stato regolamentato e che è punibile con un fallo tecnico dagli arbitri. Altro dato che fa intendere l’estensione del fenomeno è il fatto che Fox Sport si sia presa la briga di stilare una classifica che raggruppa i primi 10 trash-talker della storia NBA. Eccola:
- Larry Bird
- Michael Jordan
- Reggie Miller
- Gary Payton
- Kevin Garnett
- Shaquille O’Neal
- Charles Barkley
- Phil Jackson
- Rasheed Wallace
- Nate Robinson
Insomma in America questa è una vera e propria “tecnica di gioco” consentita anche se punibile e giudicabile. Oltre che in NBA infatti il trash talking è presente in NFL e nelle gare di lotta o pugilato. Tra i pugili campioni e trash talker come non annoverare il grande Muhammad Ali che fece di questa pratica una vera e propria tattica per vincere.
