Gli appelli, dagli atleti a quello in extremis del ministro dello Sport Vitaly Mutko, non hanno sortito effetto: il consiglio della Iaaf riunito a Vienna ha confermato la sospensione inflitta lo scorso novembre all’atletica russa alla luce dello scandalo doping denunciato dalla commissione indipendente della Wada.

Secondo la taskforce guidata da Rune Andersen, incaricata di monitorare i progressi della Russia sul fronte antidoping, non ci sono le condizioni per revocare la sospensione. Per la Iaaf alcuni paletti fissati per la riammissione dell’Araf, la Federazione russa, non sono stati rispettati perchè emerge ancora una cultura di tolleranza nei confronti dell’uso di sostanze vietate, non è stata creata un’infrastruttura antidoping forte ed efficiente e rimangono forti sospetti, in parte supportati da prove, che le autorità locali abbiano orchestrato un vero e proprio doping di Stato, contribuendo a insabbiare i casi di atleti positivi.

Uno schiaffo anche alle parole pronunciate stamane a San Pietroburgo da Vladimir Putin, a detta del quale lo Stato non poteva essere coinvolto in quanto successo. Di conseguenza niente Europei, ma soprattutto niente Giochi Olimpici per gli atleti russi. “Anche se sono stati fatti dei progressi, il Consiglio Iaaf è stato unanime nello stabilire che la Federazione russa non ha soddisfatto le condizioni per la riammissione e che gli atleti russi non possono tornare, in modo credibile, a gareggiare a livello internazionale senza minare la fiducia degli altri competitor e del pubblico“, ha detto Sebastian Coe, numero uno della Iaaf. (ITALPRESS)
