Chiunque sia il ghostwriter che ha scritto il capitolo finale del film della carriera di Usain Bolt, possiede il malvagio gusto di stupire e far soffrire. Non solo la sconfitta sui 100 metri, ora anche il ritiro prima della fine della gara, col testimone in mano, e un infortunio che manda in fumo l’ultima volata del più grande campione dell’atletica moderna. Bolt si ferma sulla soglia della dodicesima medaglia iridata, appena lanciatosi all’inseguimento di Christian Coleman, che colleziona a sua volta, e qui il ghostwriter si supera, l’incredibile record mondiale di aver battuto due volte Bolt e due volte perdendo. Lo supera negli ultimi dieci metri, nel tripudio di uno stadio a metà sconvolto e metà impazzito, il britannico Nethaneel Mitchell-Blake, che porta in carrozza la Gran Bretagna (Ujah, Gemili, Talbot, Mitchell-Blake) all’oro per la prima volta dopo due argenti e cinque bronzi a suon di record nazionale e miglior tempo mondiale dell’anno (37.47). Gli USA che sono riusciti a schivare la mina-Giamaica perdono l’oro ma tornano sul podio a quattro anni da Mosca 2013 in 37.52 con Rodgers, Gatlin, Bacon e Coleman. Bronzo ai collaudatissimi giapponesi, dopo l’argento olimpico di Rio, in 38.04 con Tada, Iizuka, Kiryu e Fujimitsu. Quarta la Cina, argento due anni fa, e quel maledetto “DNF” accanto alla bandiera della Giamaica. Maledetto ghostwriter.
Mondiali di atletica: peggio di così non poteva andare, infortunio in diretta per Bolt nella 4×100 [VIDEO]
Usain Bolt chiude la sua gloriosa carriera con un infortunio che gli toglie la possibilità di vincere la dodicesima medaglia iridata della sua vita
