Mondiali di Atletica – La caduta degli Dei, Mo Farah come Bolt: il britannico perde i 5000 dopo 6 anni

Il trio etiope mette sotto scacco Mo Farah che chiude i 5000 metri al secondo posto dietro un  magnifico Muktar Edris

Ci avevano provato in tanti, dalla Londra di cinque anni fa alla Rio dell’anno scorso, i kenyani e gli stessi etiopi, tutti puntualmente messi nell’angolo dalla volata irresistibile di Mo, invece no, stavolta la gabbia costruita dal trio etiope Edris, Barega e Kejelcha, 23 anni il più anziano, 18 il più giovane, ha snaturato la corsa di Farah, che per recuperare sugli avversari in fuga ha dimenticato le frequenze lasciandosi andare alle ampiezze della falcata.

LaPresse/EFE

Il britannico è riuscito a passare all’interno negli ultimi metri, sfruttando l’ennesima ingenuità di Yomif Kejelcha, ma non è stato sufficiente per riprendere un magnifico Muktar Edris (13:32.79), che riporta a casa il titolo perso a partire dall’avvento dell’era-Farah, nel 2011. L’ultimo etiope a vincere il 5000 iridato era stato, a Berlino, Kenenisa Bekele. Farah è secondo in 13:33.22, lo statunitense ex-kenyano Paul Chelimo, che a Rio finì secondo a sei decimi da Farah, stavolta gli alita a otto centesimi, e prende un difficilissimo bronzo. Kejelcha è ancora medaglia di legno, come a Pechino, ma ha 20 anni appena compiuti e il futuro è suo. A Edris, che non manca il senso del’ironia né quello della vera sportività, non pare vero di imitare il gesto di Mo Farah, il Mo-Bot, appropriarsene e poi tendere il braccio allo sconsolato Farah disteso sulla pista per rialzarlo e abbracciarlo. Farah sotto la tribuna baciato dalla figlia piccola, per consolarlo, è l’ultima l’ennesima immagine che resterà negli occhi di tutti, brit people e non. Gara lanciata dopo tre chilometri dall’iniziativa dell’australiano Tiernan dopo cadenze non esaltanti (5:48 ai 2000 e 8:33 ai 3000), poi l’azione etiope che è riuscita a smorzare le velleità di Farah. La quinta doppietta 5000-10000 tra Olimpiadi e mondiali non c’è: in mano al britannico, che saluterà la pista definitivamente domenica prossima a Birmingham, resta un poker che non può che esser d’assi.