Cosa arriva dal Mar Mediterraneo? Se rivolgessimo questa domanda alla maggior parte degli italiani, viste le notizie che si apprendono ogni giorno, le risposte sarebbero più o meno le stesse: “immigrati”, “neri”, “barconi”. E se vi dicessimo che dal Mediterraneo per l’Italia sono arrivate 156 medaglie, alcune delle quali vinte anche dai quei ‘neri’ (completamente italiani), al centro delle più aspre polemiche odierne?

Dal mondo dello sport infatti, arriva uno splendido spot in grado di favorire l’integrazione. Nella XXVIII edizione dei Giochi del Mediterraneo, svoltasi a Tarragona, fra le 156 medaglie conquistate dall’Italia (56 d’oro, 55 d’argento e 45 di bronzo) con le quali gli azzurri hanno stravinto il medagliere, spicca quella della staffetta 4×400. Qualcuno l’ha definita la medaglia ‘Total Black’ visto il colore della pelle delle vincitrici, ma se proprio dobbiamo associarla un colore, la medaglia è Tricolore.

Nonostante Maria Benedicta Chigbolu, Ayomide Folorunso, Raphaela Lukudo e la campionessa europea Libania Grenot siano un mix di sangue nigeriano, sudanese e cubano, sono in realtà tutte italiane. Lo dimostra quella bandiera sventolata alle loro spalle mentre festeggiano in posa, stile ‘Charlie’s Angels’, un grande traguardo. L’importanza non è tanto sportiva, quanto socio-cultura e politica. In un preciso momento storico nel quale l’immigrazione è un problema critico non solo per l’Italia ma per l’intera Europa, la vittoria di quattro ragazze nere è un grande ‘no al razzismo’.
Nell’era di Matteo Salvini (che per altro si è complimentato con le ragazze sui social), delle navi che restano bloccate per giorni in mezzo al mare in condizioni disperate, dell’’aiutiamoli a casa loro’, 4 ragazze sventolano il Tricolore in una manifestazione sportiva e non in una di piazza, dando la possibilità allo sport di essere motivo di integrazione positiva. Il ‘diverso’ che diventa risorsa, talento sportivo in grado di dare lustro all’Italia, non come bianco o nero, ma come tricolore.

