Quando si fa una maratona, le basi dalle quali partire sono: allenamento, resistenza, fiato, forza di volontà. A volte tutto ciò non basta, a volte le maratone a cui ti sottopone la vita sono qualcosa di fin troppo estenuante, al punto tale che anche un’atleta che di maratone ne ha vinte ben 5, ne esce distrutta nel fisico e nello spirito. “Vi prego aiutatemi. Il mio è un calvario, sto andando incontro alla morte. Ed ogni minuto che passa capisco che è una sensazione terribile…“. Ha la voce strozzata dall’emozione e dalla paura Vincenza Sicari. Lei, lodigiana, 37 anni fra un mese, dopo una splendida carriera da maratoneta all’insegna del dinamismo e della corsa, è inchiodata a un letto dell’Ospedale di Pisa, aggrappata con disperazione alla vita mentre un male sconosciuto sta vincendo la gara contro la sua forza di volontà.
La Sicari non vuol smettere di lottare: “Tornerò a Milano e a Legnano, forse da lì mi indirizzeranno all’estero ma quello che fin qui mi è successo è assurdo. Le istituzioni? Certo, ho sentito anche il ministro Lorenzin, mi ha detto di chiamare la direttrice sanitaria della regione Toscana, ma qui non si muove nulla”. Inquietante la quasi assoluta indifferenza del mondo dello sport: “Non ho ricevuto alcuna telefonata da parte della Fidal (Federazione Atletica Leggera ndr), e quando ho chiamato il Centro Sportivo dell’esercito, per il quale ho corso a piedi nudi anche di notte, mi hanno risposto <chiama Malagò>”. Il presidente del Coni, almeno lui, ha capito, e si è interessato. Gli avevano garantito la massima assistenza quando sono stata ricoverata a Roma e invece nulla. E lui mortificato mi ha detto: <Cosa devo fare?>“.Dopo tanti appelli dispersi nel vuoto “mi rimane solo la fede e il mio passato da sportiva. Proprio perché sono stata atleta riesco a reagire. Prima passavo le giornate a piangere, ora ho finito anche le lacrime ma ho ancora voglia di combattere. Lo sport mi ha insegnato tanto, altrimenti mi sarei arresa prima…”.