Brutto colpo per Pierre Ambroise Bosse: aggressione all’uscita di un bar per il francese campione del mondo degli 800 metri
Lo scorso agosto il successo sicuramente più importante della sua carriera, adesso, il dolore e la delusione che nessuno mai si sognerebbe di provare. Pierre Ambroise Bosse, campione mondiale degli 800 metri, è stato aggredito mentre usciva da un bar nei pressi dell’abitazione dei suoi genitori: una prognosi di sei settimane a causa di due fratture al volto con interessamento dell’occhio sinistro.

Un brutto colpo per il 25enne francese, che però non lo butta giù di morale: “il morale è alto. A metà ottobre se tutto va bene potrò riprendere lo sport gradualmente. Ma ora per esempio non posso mangiare sul lato sinistro, devo stare parecchio a casa… La gente mi ha detto che avrò dei flash dell’aggressione dopo, ma siccome ho perso conoscenza al primo pugno, non ricordo nulla. L’aggressore comunque è stato preso, ha ammesso tutto, ci siamo confrontati in commissariato, si è scusato, ha detto che era fuori di sé. Probabilmente è un tizio che ha l’ubriacatura violenta… E’ vero che mi riconoscevano tutti e tutti volevano un selfie. E’ così che è nata l’aggressione fuori dal bar. Pareva che ci fosse una rock star, una cosa pazzesca. Dopo aver fatto i selfie con tutti, sono andato alla macchina ed ho sentito un colpo, poi sono svenuto. Credetemi, digerire una sconfitta è dura, ma digerire una vittoria ancora di più. Non ho dormito per giorni, ogni giorno due o tre impegni coi media o con gli sponsor… Io sono un ragazzo tranquillo, non amo la popolarità. Fra qualche settimana tutto sarà passato e si potrà lavorare tranquillamente“, ha raccontato Bosse, come riportato da La Gazzetta dello Sport.

Il giovane francese si è focalizzato poi sui cambiamenti che gli hanno permesso di andare sul tetto del mondo e spiazzare tutti negli 800 metri: “la svolta è arrivata nel 2016. All’inizio della stagione ho detto al mio ex allenatore (Bruno Gajer, ndr) che avrei voluto gestire le gare da solo, senza decidere la tattica a tavolino. Fino a quel momento mi era stato detto che non ero corridore da campionato e che avrei dovuto spaccare le gambe agli altri ai 600 se avessi voluto vincere. Zurigo 2014 è stato uno shock tremendo, peggiore dell’aggressione. A Zurigo avevo paura di vincere, paura del dopo, paura di tutto. Prendendomi la mia libertà nel 2016 ho cominciato a vincere dei meeting della Diamond League. Il quarto posto di Rio mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca, ma era già testimonianza di un miglioramento. Quest’anno, grazie al mio nuovo coach Alain Lignier, ho vissuto la mia migliore stagione sino all’infortunio di maggio. Mi sento più sereno e ciò mi ha aiutato a stare tranquillo anche quando ero infortunato“.

