Nardi-Ballard, emergono inquietanti dettagli sulla loro morte sul Nanga Parbat: “hanno cercato aiuto con segnali di luce”

Dalle testimonianze dei ricercatori emergono altri dettagli sulla morte di Daniele Nardi e Tom Ballard sul Nanga Parbat: l'intervista ad Alex Txikon

Alex Txikon, che conosce bene il Naga Parbat e conosceva anche Daniele Nardi e Tom Ballard, ha svelato particolari inediti sulla morte dei due alpinisti sul Nanga Parbat. A ‘Marca’, il basco ha rivelato: “con Daniele siamo stati al Nanga Parbat nel 2016. Un’esperienza non finita bene. Mi sono sentito colpevole. Se avessi saputo risolvere le cose altrimenti. Questo rimpianto lo porterò con me per il resto della vita. Fossi riuscito a gestire la sua convivenza con Simone Moro, chissà ora Daniele sarebbe ancora vivo”.

Sulle ricerche incessanti per trovare vivi Daniele Nardi e Tom Ballard, poi Txikon ha raccontato: “non abbiamo dormito per tre giorni, badando di notte a continuare a osservare la parete per vedere se davano qualche segnale. Non si perde la speranza fino all’ultimo momento. Sai che sono morti, però il subcosciente non ti consente di rinunciare all’idea che siano vivi. Abbiamo scrutato il Nanga Parbat e alla fine abbiamo visto i cadaveri. È stata una morte crudele. Sono attaccati a una corda fissa. Daniele e Tom Ballard sono morti per ipotermia… È stata una morte dura, in solitudine. Hanno anche fatto segnali con una luce per chiedere soccorso al campo base”. “In realtà, l’unico errore che hanno commesso è stato che in inverno, dopo le 17, se il vento cambia improvvisamente la temperatura può scendere da -30 a -60 gradi. E data la fatica che avevano accumulato in quel fatidico giorno attrezzando la via, questo fattore ha fatto da detonatore”: ha concluso l’alpinista.