Luca ama correre ma anche mettersi alla prova, per questo, dopo aver coronato il sogno di partecipare alla Maratona di New York, si è cimentato per la prima volta in uno sport di squadra; il rugby. Oggi si trova a Biella per partecipare ai Giochi Nazionali Estivi, è un atleta Special Olympics, un emblema di una storia, un percorso, sportivo ed umano, che merita di essere raccontato.
Nel contesto degli Special Olympics Italia c’è anche la storia di Luca. “Luca non ha imparato a camminare – racconta la mamma – ma direttamente a correre. Un bambino ospedalizzato incanalato a fare cose che avessero una certa fisicità; esperienze che lo hanno portato a sviluppare una forte iperattività che scaricava proprio attraverso la corsa. Sotto la spinta di neuropsichiatri, abitando molto vicino – ricorda Martina – decidemmo di lasciarlo andare a scuola da solo. Luca, che aveva 10 anni, quel breve tragitto lo faceva correndo. Sempre lo stesso percorso ed in tanti, che ormai lo conoscevano, quando lo incontravano gli dicevano “ma dove corri”, lui rispondeva: “alla Maratona di New York”. Quel sogno, nato quasi per gioco, è diventato, negli anni, un chiodo fisso e noi, in famiglia, a spiegargli che era presto, che prendere parte ad una maratona prevedeva un duro lavoro di preparazione. Luca ha un carattere duro, è sempre stato molto determinato, quando si prefigge un obiettivo lo vuole portare a termine e già allora riuscì a strappare una nostra promessa: “Quando compirai 30 anni faremo di tutto affinché tu possa realizzare il tuo sogno”.
Luca, che 30 anni li ha compiuti il 3 gennaio 2016 non ha mai dimenticato la promessa. Abbiamo messo Luca, il primo atleta italiano di Special Olympics che ha partecipato alla Maratona di New York, nelle condizioni di poter impostare un programma di lavoro dettagliato svolto con Mario Rumi, tecnico dello stesso Team Special Olympics “Bresciana non solo Sport”, che il 6 novembre ha corso insieme a lui; una condizione essenziale dato che Luca oltre ad essere ipovedente ha il diabete di tipo 1 e ha dovuto pertanto, durante la stessa maratona, assumere integratori specifici.
Luca ha subito 17 interventi agli occhi, il primo a tre mesi, nell’arco dei primi 8 anni di vita. “Esperienze che l’hanno reso talmente forte che – ricorda Martina – in occasione dell’ultima operazione, mentre stringeva la mano dell’infermiere che lo accompagnava in sala operatoria, mi disse “mamma io vado da solo”. Il glaucoma congenito bilaterale gli ha causato, intorno agli 8 anni, la perdita di un occhio. Luca non dormiva se non attaccato al mio collo, non vedeva e le sue difficoltà lo hanno portato ad un attaccamento morboso, ad una continua ricerca di protezione. Ero chiusa in casa nel mio dolore, poi quando ho iniziato a vedere che Luca non aveva più amici ho deciso di abbandonare quello stato di apatia che non faceva stare bene me, la famiglia, ma soprattutto Luca. Mi sono imposta di aiutare mio figlio a “camminare con le proprie gambe” cercando di renderlo più autonomo possibile; è stato difficile per entrambi ma se non lo avessi fatto Luca non sarebbe l’uomo che è oggi”. Martina così come il papà Ruggero e la sorella Chiara non sono partiti per New York: “Ci è costata tanta fatica – prosegue la mamma – non essere fisicamente con lui, ma desideravamo che vivesse questa esperienza da atleta, con il suo compagno d’avventura”.
Già intorno ai 7 anni fu inserito in una polisportiva affinché potesse coltivare la sua passione per la corsa. “La nostra vita è stata ribaltata il giorno in cui, superati gli scetticismi iniziali, Luca iniziò a frequentare una polisportiva all’interno della quale c’erano anche persone con disabilità intellettiva come lui. Luca ha partecipato ai suoi primi Giochi Nazionali Special Olympics, a Lodi, quando aveva 14 anni; lì si è aperto il mondo. Poi la prima esperienza internazionale ai Giochi Europei di Varsavia, nel 2010, dove ha vinto una medaglia d’oro nella staffetta 4×400 ed un argento nel getto del peso. Nel corso del tempo ha partecipato a diverse maratone, in tempi più recenti alla Brescia Art Marathon, nel marzo scorso. Luca lavora da 7 anni in una torrefazione di caffè, a Brescia. Dopo un tirocinio ed un inserimento graduale è stato assunto a tempo indeterminato; si trova benissimo con i colleghi con i quali condivide anche momenti extra lavorativi. La sera, dopo il lavoro, per tre giorni alla settimana vive nella “casa dei campioni”, un appartamento con altri atleti. Nel mezzo, lo sport; Luca si allena costantemente. Corre, e non ha alcuna voglia di fermarsi. Oggi ai Giochi Nazionali Estivi a Biella è per la prima volta alle prese con il pallone ovale: spalle larghe in modo da estendere al meglio il torace, busto eretto per favorire un ampio movimento delle anche ed una falcata più aperta e lunga, con uno sguardo diretto sempre in avanti. E’ per questo che Luca la sua “meta” l’ha già fatta”.
