Te la meriti Gimbo, Tamberi va sulla luna a Tokyo: assurda medaglia d’oro nel salto in alto

Al termine di una finale pazzesca, Gianmarco Tamberi conquista l'oro nel salto in alto alle Olimpiadi di Tokyo: è la 26ª medaglia per l'Italia ai Giochi

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Ha aspettato cinque anni solo per vivere questo momento, che lo ripaga di tutti i sacrifici compiuti per arrivare fin qui. Gianmarco Tamberi conquista la medaglia d’oro al termine della finale di salto in alle Olimpiadi di Tokyo, un risultato pazzesco quello dell’atleta azzurro protagonista di una prestazione monstre al cospetto dell’élite mondiale di questa disciplina.

Tamberi
Foto di Christian Bruna / Ansa

Dall’infortunio all’oro

Dopo aver saltato Rio 2016 per infortunio, Gimbo riesce a centrare l’impresa della sua carriera e a prendersi una preziosissima medaglia che cancella le delusioni provate dopo il forfait in Brasile. Oggi però è il momento della festa e della gioia, figlia di un oro che esalta Tamberi e permette all’Italia di salire a quota 26 medaglie in queste Olimpiadi di Tokyo. Una medaglia preziosissima condivisa con Mutaz Barshim, entrambi primi con tre errori alla misura di 2.30. Bronzo infine per Nedasekau, che paga una battuta a vuoto a 2.37.

Foto di Christian Bruna / Ansa

La gara

L’inizio della finale olimpica vede il bielorusso Nedasekau sbagliare il primo tentativo a 2,19, e questa è già una notizia. Con lui, sbaglia anche il giapponese Tobe, anche se entrambi poi sbrigano la questione al secondo tentativo. Tamberi dà una bella impressione, superando l’asticella con notevole ampiezza, dopo lunghi istanti di concentrazione a precedere l’avvio della rincorsa. Si sale a 2,24, e Barshim vola per primo oltre l’asticella, imitato poi da tutti gli avversari (incluso Tamberi, ancora molto reattivo, soprattutto nella fase di valicamento), a parte lo statunitense McEwen, che sbaglia due volte prima di riuscire nell’impresa. A 2,27 passano senza errori in 10 (con Tamberi), a 2,30 (sempre con il marchigiano) la pattuglia si riduce a sei, anche se tra gli inseguitori si cominciano a contare gli errori. Akimenko, Ivanyuk e Harrison ce la fanno alla seconda, Kerr alla terza, salutano il britannico Gale e McEwen. Tre centimetri in più, e si cominciano a perdere i pezzi. Il 2,33 di Mutaz Barshim è regale, Nedasekau ribalta la classifica e vola al primo tentativo, ma la notizia che più interessa è che c’è anche Gimbo. Il suo 2,33 alla prima ha un peso specifico già importante, perché restano solo in tre a non aver commesso errori.

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Foto di Christian Bruna / Ansa

“E’ la mia Olimpiade”

Tutti gli altri inseguono. Il coreano Woo, il russo Akimenko, lo statunitense Harrison, ce la fanno alla seconda prova, l’australiano Starc alla terza. Fuori Ivanyuk, Kerr e il canadese Lovett. In sette per il podio. Barshim e Tamberi percorso netto, Nedasejkau terzo (per l’errore a 2,19), e via via tutti gli altri. Si passa a 2,35. L’aria si fa sottile, lassù. Ma Barshim non fa una piega. Ancora una volta, va oltre l’asticella al primo tentativo. Ma non è solo. Un altro atleta è ancora senza errori: è Gimbo Tamberi, stellare a 2,35. L’asticella si muove, ma lui atterra senza che venga giù dai ritti. Si avvolge letteralmente intorno alla barra, e poi la abbandona con tempi perfetti. Grandissimo. Questa volta, memore di quanto accaduto a Torun, esulta ma non si lascia andare. C’è ancora da fare, perché riescono anche Woo (alla prima, ed è terzo), e Starc (anche lui alla prima, quarto posto). Akimenko lascia un tentativo a 2,37, Nedasekau due (sinistro segnale). A 2,37 Barshim va ancora a segno al primo colpo. E chi altri ce la fa? Proprio il bielorusso, uno che il poker lo gioca (bene) anche in pedana. Ma Gimbo non molla, seduce ancora una volta l’asticella, in un gioco che è sport ma anche arte, e supera i 2,37 alla prima. Rivolto alla camera grida “E’ la mia Olimpiade, la mia!”, ad esaltare il pubblico davanti allo schermo.

Ex-aequo

Ricapitolando: lo score vede tre atleti a 2,37, Brshi e Tamberi, appaiati al comando, Nedasekau (terzo), e tre atleti che hanno ancora due tentativi da spendere (dopo un errore sulla misura): Harrison, Woo e Starc. Si passa ai 2,39 del record italiano, quelli della serata maledetta di Gimbo a Montecarlo 2016, dove si infortunò – prima di Rio – attaccando i 2,41. Ma non si salta più. Sbagliano tutti. E alla fine i due amici Barshim e Tamberi, primi a parai merito, scelgono di fermarsi. Saranno entrambi sul gradino più alto del podio di Olimpia.