L’America’s Cup e la tecnologia, le verità di Flavia Tartaglini: “i foil sono il futuro della vela. L’addio al windsurf? Ci ho messo 3 anni per convincermi”

Flavia Tartaglini ha analizzato ai microfoni di SportFair l'esito dell'ultima America's Cup, soffermandosi poi anche sulla propria scintillante carriera

Il vento tra i capelli. La tavola ai suoi piedi e il mare per sentirsi libera. A Flavia Tartaglini basta questo per cancellare i pensieri negativi e rendere più serena la propria giornata. Esattamente come succedeva prima del suo ritiro dall’attività agonistica, quando solo un pizzico di pressione rendeva più elettrica quella sensazione che solo l’acqua riesce a donarle.

Foto di Nic Bothma / Ansa

Nel febbraio 2020 ha annunciato la fine della sua carriera, appoggiando la sua tavola al chiodo con la promessa di riprenderla solo per divertimento, senza andare più a caccia di medaglie e record. La passione per la vela comunque è rimasta intatta, per questo è stata scelta da Sky Sport per commentare l’ultima edizione dell’America’s Cup, conclusa con la vittoria di Team New Zealand su Luna Rossa al termine di una sfida epica. Momenti emozionanti per Flavia Tartaglini, che si è raccontata senza filtri ai microfoni di SportFair.

L’America’s Cup si è chiusa ormai da alcune settimane, lasciando un pizzico di amaro in bocca ai tifosi italiani. Secondo te Luna Rossa avrebbe potuto fare qualcosa in più?

Foto di Luca Butto’/US Luna Rossa Prada / Ansa

Credo che Luna Rossa abbia dato tutto ciò che aveva, dal punto di vista umano, tecnico e tecnologico. Sono una di quelle persone che riconosce a Luna Rossa il merito di aver fatto un’impresa, sono stati il primo team italiano a vincere 3 regate nella finale di America’s Cup, cosa mai riuscita a nessun altro. Poi ovviamente, vedendo come sono andate le cose, tutti abbiamo sognato che potesse arrivare qualcosa in più. Hanno fatto un’impresa, ma poi nello sport ci sono mille fattori e non sempre si riesce a ottenere ciò che si vuole. Sono andati oltre le loro aspettative“.

I foil degli AC75 hanno generato una polemica sulla ‘tecnologia’ esasperata della nuova vela, tu cosa ne pensi?

Foto di Luca Butto’/US Luna Rossa Prada / Ansa

I foil rappresentano il futuro della vela, anche nelle classi olimpiche il futuro sono proprio i foil. La prossima classe olimpica a Parigi nel 2024 è sui foil, quindi è questo il percorso da seguire nei prossimi anni. La tecnologia riassume la tendenza della vela, è un’idea diversa dal passato ma viviamo in una società che continuamente progredisce ed è giusto che anche la vela si adegui e stia al passo con i tempi”.

Cosa è mancato a Luna Rossa per battere Team New Zealand?

Foto di Gilles Martin- Raget / Ansa

Era quasi impossibile battere Team New Zealand, perché loro hanno inventato il concetto di queste nuove barche. Poi gareggiavano in casa e conoscevano benissimo le condizioni del campo di regata. E’ difficile strappare la Coppa al Defender, un pizzico di fortuna in più avrebbe aiutato. Forse sarebbe finita 5-7 e non 3-7, ma non credo che sarebbe cambiato molto. La fortuna purtroppo nello sport serve, non è il motivo per il quale Luna Rossa ha perso, ma quel pizzico di fortuna sarebbe servita. La vela è legata al meteo e al vento, è complesso come sport“.

Bruno Troublé ha rivelato come nel 2022 potrebbe esserci la nuova edizione dell’America’s Cup con le stesse squadre, pensi sia un’ipotesi fattibile?

Foto di Gilles Martin-Raget/ Ansa

Ci sono diverse ipotesi, ma sono tutte parole al momento e nulla di ufficiale. L’unica cosa sicura è che lo sfidante sarà Ineos UK. Le modalità della sfida verranno rivelate più avanti, per adesso non se ne sa molto. Troublé spera in una sfida che vada verso la partecipazione di più team, situazione che potrebbe essere agevolata da un’altra novità. Prima un equipaggio poteva partecipare solo con una barca costruita nel proprio Paese, mentre adesso si sta discutendo di dare le seconde barche ad altri team per limitare i costi. Togliere la regola della nazionalità di produzione della barca potrebbe aiutare ad allargare il parterre“.

Quanto tempo passerà secondo te prima di vedere una donna nell’equipaggio di Luna Rossa?

Foto di Gilles Martin- Raget / Ansa

C’è un altro circuito internazionale che si chiama SailGP, in cui hanno stabilito di mettere nelle selezioni almeno una quota rosa. Dovranno decidere se permetter alle donne di salire a bordo, ma le hanno comunque inserite negli equipaggi. In America’s Cup è più difficile perché serve tanta forza fisica, ma ci sono dei ruoli che potrebbero fare le donne. Non sarei sorpresa se nella prossima edizione della Coppa America si iniziasse a vedere la presenza femminile non solo a terra, dove già c’è, ma anche a bordo. In Italia si sta seguendo questa gender equality, speriamo che la prossima America’s Cup sia quella giusta“.

Poco più di un anno fa hai preso la decisione di interrompere la tua carriera, cosa ti ha spinto verso questa scelta?

Ph. Instagram Flavia Tartaglini

La decisione l’ho annunciata a febbraio, ma la decisione l’avevo presa ormai già da ottobre dell’anno prima. Avevo iniziato il quadriennio con l’obiettivo di prendermi una medaglia a Tokyo, perché a Rio avevo chiuso sesta e avevo perso la medaglia nella regata di finale. Ero consapevole di poter vincere una medaglia olimpica, dopo Rio sono stata indecisa se continuare ma poi ho deciso di proseguire per arrivare a Tokyo e vincere una medaglia. Ho iniziato a gareggiare e ho fatto ottimi risultati subito dopo i Giochi di Rio, ma ho iniziato ad avere tanti alti e bassi e non avevo più la capacità di reagire a una giornata negativa. E’ stata dura ammettere con me stessa che non avevo più la giusta motivazione per arrivare a Tokyo e vincere una medaglia. Per farlo ci ho messo 3 anni, ho fatto sempre le cose al massimo e mi son resa conto che la parte motivazionale non era più così alta. Era inutile continuare a prendersi in giro“.

Dell’esperienza di Rio 2016 cosa ti è rimasto? La soddisfazione per aver conquistato la finale olimpica o la delusione per non aver centrato il podio?

Foto di Nic Bothma / Ansa

Sono andata a Rio senza particolari aspettative perché era la mia prima Olimpiade, ma si è trasformata subito in un sogno. Sono andata oltre le mie aspettative, la leggerezza di non avere obiettivi mi ha permesso di essere perfetta fino alla regata di finale. Rimane un ricordo bellissimo, una delle esperienze più belle, ma sono comunque rimasta delusa per il risultato.

Elena Berta e Bianca Caruso hanno recentemente vinto la medaglia di bronzo ai Mondiali nella classe olimpica 470 e rappresenteranno l’Italia a Tokyo 2021. Quale obiettivo potrebbero raggiungere?

Oltre a loro abbiamo una squadra molto competitiva che ha potenzialità di medaglia, ma non è detto che poi alla fine effettivamente arriverà. Elena e Bianca sono sicuramente alcune delle nostre atlete di punta, su cui la nostra Federazione punta molto in vista di Tokyo. Non voglio dire che conta solo la fortuna per vincere, ma servirà anche quella dopo aver fatto il 90% del lavoro“.

Quando pensi al mare, cosa ti viene in mente? Che sensazioni ti dà il windsurf e cosa si prova nel praticarlo?

Il mare mi dà una enorme sensazione di libertà, da questo nasce il mio amore per l’acqua. Mi fa sentire leggera, libera e mi cancella ogni pensiero negativo. Mi ha sempre fatto un effetto benefico, qualsiasi pensiero negativo scompare quando vado in mare. Secondo me ha un effetto curativo. E proprio per questo ho scelto uno sport legato alla natura. Il mare dà libertà così come il windsurf, uno sport che regala adrenalina ed emozioni“.

Nonostante il percorso con la FederVela, ti incuriosirebbe un’avventura in tv o un ruolo in politica come la Vezzali oppure un incarico di spicco nel CONI?

Ph. Instagram Flavia Tartaglini

Io voglio trasmettere la passione che ho per lo sport, poi le modalità sono molteplici ma il mio obiettivo resta questo. Prima della vela ho fatto molti sport diversi, ne pratico oggi ancora molti. Dunque, al di là di qualsiasi ambizione di tv o politica, il mio obiettivo è trasmettere la passione per lo sport ed è questa l’unica cosa che in questo momento mi interessa più di qualsiasi altra. Vedremo in che ambito“.

Sui social ho visto parecchie foto di Brunello, che rapporto avete e cosa rappresenta per te? Hai sempre amato gli animali o hai cambiato idea nel corso della tua vita?

Ph. Instagram Flavia Tartaglini

Gli animali li ho sempre amati, da quando sono piccola ho sempre avuto cani in famiglia, ma Brunello è il primo cane che cresco come mio. L’ho preso nell’ultimo anno di attività ed è stata un po’ una follia, perché lo portavo con me in ogni città in cui mi allenavo. E’ venuto in Sicilia, poi a Palma di Maiorca e gli ho fatto anche il passaporto europeo. La scelta del Labrador è ricaduta sull’amore per l’acqua, non potevo non avere un cane che non amasse l’acqua, anzi lui la ama più di me. Sono davvero contenta di averlo sempre al mio fianco“.