Totti
Emilio Andreoli/Getty Images

Ha perso due giorni fa il padre, un colpo durissimo che Francesco Totti ha incassato con la sua solita classe, stringendosi intorno alla propria famiglia senza lasciar trasparire segni di cedimento.

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Emilio Andreoli/Getty Images

In occasione di un evento così triste, sono arrivate le prime anticipazioni sull’intervista che l’ex capitano della Roma ha rilasciato a Vanity Vair, una lunga chiacchierata trasformatasi ben presto in un documentario sulla sua vita. Presenti parole dolci anche per papà Enzo, ancora in vita al momento dell’intervista: “quando da piccolo mi chiamavano lo gnomo e non mi volevano far giocare con quelli più grandi, papà insisteva. Loro cedevano, poi mi vedevano giocare e volevano rifare le squadre. Io zitto, muto, ma orgoglioso. Papà, forse, ancora più di me“.

Totti
Paolo Rattini/Getty Images

Il presente adesso è la sua agenzia di scouting, ma Totti non ha escluso un ritorno alla Roma: “oggi non ci penso. Ho un’agenzia di scouting, curo i ragazzi, mi diverto. Sono contento e faccio quello che mi piace. In campo oggi potrei fare ancora la mia figura, magari non per tutte le partite, ma potrei. Credete che Ibra corra ancora come ieri? No, ha 39 anni, eppure regge ancora l’attacco del Milan. Io sogno ancora il calcio di notte: a volte il passato, altre il futuro“.

Totti e Spalletti
Gabriele Maltinti/Getty Images

Il discorso non poteva poi non passare sul capitolo Spalletti: “voglio fare una premessa: l’allenatore sceglie chi mettere in campo in totale autonomia. Io non mi sono mai permesso di mettere in discussione le sue scelte. Poi c’è un discorso di umanità: io mi impegnavo e lui cercava la provocazione, la rottura, il litigio. Capii in fretta che in quella situazione sarebbe stato impossibile continuare e così, per la prima volta in 25 anni di Roma, mollai. Se gli stringerei la mano? Nel calcio si sbaglia, sbagliamo tutti. Diciamo che dovrei capire in che luna sto quel giorno“.

Totti
ph. Instagram Bonavita

Sul futuro in panchina, Totti ha escluso una sua avventura nel ruolo di allenatore: “sono troppo buono e poi avrei un problema: vorrei far giocare tutti. Sono stato calciatore, so cosa pensano del tecnico quelli che vanno in panchina. Dovrei diventare severo, aspro, antipatico. Se non ci nasci, figlio di merda, non ci diventi. La mia più grande paura? Solo una cosa: morire. Prima o poi tocca a tutti“.