Bubba Wallace
Chris Graythen/Getty Images

Le proteste scaturite dopo la morte di George Floyd, afroamericano ucciso da un poliziotto di Minneapolis, hanno coinvolto tanti personaggi di spicco del mondo dello spettacolo e dello sport, compreso Lewis Hamilton che ha iniziato una vera e propria crociata social contro il razzismo e le discriminazioni razziali.

Bubba Wallace
Chris Graythen/Getty Images

Al campione del mondo della Mercedes si sono uniti anche altri piloti neri, tra cui anche Bubba Wallace, impegnato da alcuni anni nella categoria Nascar, considerata tra le più razziste del motorsport. Intervenuto al podcast di Dale Earnhardt Jr, Wallace ha raccontato la sua storia: “mio cugino è stato ucciso dalla polizia. Avevo 8 anni, era a Knoxville, Tennessee. Sean aveva 19 anni, era con degli amici, avevano la musica alta vicino a un distributore di benzina. Qualcuno chiamò la polizia. Arrivarono due agenti, gli intimarono di alzare le mani, lui lo fece. Ma quando credeva che avessero finito cercò di prendere il telefono per chiamare sua madre. Perché era terrorizzato. Uno dei due poliziotti temendo chissà cosa lo ha freddato“.

Bubba Wallace
Chris Graythen/Getty Images

Bubba Wallace ha poi raccontato un episodio che lo ha visto protagonista: “anche a me è successo di avere paura. Sono stato fermato, i poliziotti mi sono venuti incontro con le pistole. Una sola mossa anomala e non sarei più qui. Una volta effettuato il controllo, i commenti sono sempre i soliti: ma che bella macchina, sei sicuro di potertela permettere? La Nascar ha un’etichetta da sport razzista che non sopporto, perché so che è molto più di questo. In ogni caso, pochi piloti hanno preso posizione in questi giorni. Il silenzio è frustrante”.