Giusy Versace
@Fabrizio De Blasio

La vita mi ha tolto un paio di gambe ma mi ha dato tantissimo, molto più di quanto potessi pensare”. Parla così Giusy Versace ospite di Roly Kornblit nella sesta puntata di “SnapsOltre lo sport”, in onda lunedì 6 aprile alle 20.00 su Sportitalia (visibile in chiaro e gratuitamente al canale 60 del digitale terrestre oppure in HD per chi possiede una Smart Tv).

Giusy Versace
@Fabrizio De Blasio

In questi mesi in cui tutto il mondo dello sport è fermo per arrestare la diffusione del Covid – 19 al punto che le Olimpiadi e le Paralimpiadi sono state rimandate, l’esperienza e la determinazione di Giusy Versace, atleta paralimpica, conduttrice tv, scrittrice e deputata della Repubblica sono quanto mai emblematiche e capaci di infondere forza e coraggio, suggerendo non poche riflessioni anche per chi oggi lotta per combattere la malattia o semplicemente vede limitare la propria libertà personale dalle misure di contenimento.

L’incidente in auto che l’ha catapultata nel 2005, a soli 28 anni, nel mondo della disabilità ha rappresentato per lei una caduta ma anche un’occasione di rinascita. “Lo sport mi ha regalato una nuova opportunità di vita – ha dichiarato Giusy Versace – mi ha aiutato ad alzare l’asticella, mi ha incoraggiato ad andare oltre e mi ha reso più forte e consapevole. Non credevo di arrivare ai livelli a cui sono arrivata” – ammette.

Giusy si rialza, spinta dall’amore per la vita, indossa le sue protesi in carbonio e diventa la prima donna in Italia a gareggiare con un’amputazione bilaterale. Vince una serie di titoli italiani sui 100 e 200 metri, per i bambini diventa “Wonder Giusy”. Ma tutto le costa sacrificio, fatica e impegno.

Quando ho iniziato a correre, cosa che ho fatto solo per dare uno schiaffo morale a tutti quelli che dicevano che sarei caduta, ero una papera che saltellava – ricorda Giusy – anche perché quando ero ‘intera’ e avevo le gambe non ero un atleta ma una sportiva come tanti”, e c’è “una bella differenza”.

Ad aiutarla nel suo percorso oltre la sua famiglia e il suo allenatore, c’è stata anche la fede grazie a cui ha invertito la domanda che da mesi occupava la sua testa: da “perché a me?” a “perché non a me?”.

Giusy Versace
@Fabrizio De Blasio

Non so se c’è un motivo per cui ho perso le gambe – ha poi confidato Giusy – quello che so è che oggi non posso far finta di niente e dato che ho scoperto di avere questa forza, questa determinazione e questo amore immenso per la vita ho bisogno di raccontarlo alla gente, di contagiarli, perché sogno di vedere un mondo molto più generoso, più inclusivo e più propositivo. Basta piangersi addosso”.

Quanto hanno contato i soldi e il suo cognome per rialzarsi? – chiede Kornblit. “Il mio è un nome importante di cui vado fiera ma che è anche pesante da portare. Tanti dicono che se non fossi una Versace non parlerebbero di me, ma io ho scelto di mettermi in gioco e di mettere il mio volto nello sport, in tv e in politica per uno spirito di condivisione”, certa che è necessario raccontare più apertamente il mondo della disabilità. Quanto alle spese sostenute, Versace, a cui è stato riconosciuto l’infortunio sul lavoro, ricorda che in Italia c’è un Sistema Sanitario Nazionale che “garantisce la copertura base” ma “non la tecnologia avanzata” ed è per questo che ha fondato la Onlus “Disabili No Limits”, proprio “per garantire la stessa opportunità a chi non se lo può permettere”.

Di fronte poi alla polaroid che la ritrae con le protesi in vista sul Red Carpet di Venezia lo scorso anno, Versace ammette che “è stata un’esperienza molto forte” e spiega: “Volevo che le donne imparassero a guardarsi allo specchio pensando che anche con una disabilità non si può e non si deve rinunciare a sentirsi un po’ fashion e glamour”. E aggiunge: “Quella passerella ha colpito molto di più all’estero, dove mi hanno dedicato pagine di copertina e servizi televisivi, che in Italia, forse perché in questo paese, per una questione culturale abbiamo ancora paura di parlare di disabilità”. Per fortuna lo sport “è un grande veicolo” per combattere i pregiudizi e “aiutare gli altri a guardarci non come dei ‘poverini’ ma come persone che hanno delle difficoltà”.

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