Cannavaro
Buddhika Weerasinghe/Getty Images

Quando oggi si pensa al calcio italiano, si pensa inevitabilmente alla difesa. Forse i bambini sognano di diventare come Chiellini o Bonucci. Ma lasciatemi confessare una cosa: io non ho iniziato con l’intenzione di diventare un difensore“. Inizia così la lunga lettera scritta da Fabio Cannavaro per ‘The Players Tribune’, la piattaforma che raccoglie le confessioni, scritte di proprio pugno, dagli atleti più importanti di tutto il panorama sportivo mondiale.

Cannavaro
Buddhika Weerasinghe/Getty Images

Cannavaro racconta di aver iniziato da centrocampista, fino a quando, nelle giovanili del Napoli, non venne spostato nel ruolo di difensore, arretramento che gli permise di spiccare il volo e diventare protagonista di una carriera strepitosa. Il primo passo fu rubare palla a Maradona in allenamento: “i compagni erano sbigottiti e silenziosi, Diego venne da me a fine allenamento sorridente e mi regalò le sue scarpe: avevo fermato il mio idolo, anche se solo per una volta! Da lì capii che per diventare un grande difensore, dovevo affrontare i migliori“.

Cannavaro
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Sembrerà banale, ma il segreto che ha permesso a Fabio Cannavaro di entrare nell’Olimpo del calcio è stata la fiducia nei propri mezzi: “il mio segreto per tutta la carriera era cercare la sicurezza, che giocassi al Napoli, al Parma, all’Inter o alla Juve. Ma posso dire di averla trovata solo alzando quella Coppa il 9 luglio 2006 con la Nazionale e i telecronisti che urlavano ‘Campioni del Mondo, campioni del Mondo, campioni del Mondo‘. Stavolta a noi, a me…“.

Poi una rassegna degli avversari più talentuosi affrontati in carriera: “Ronaldo, il brasiliano,è stato l’unico che mi abbia mai fatto paura in campo. Sapevi già che se lui davvero voleva segnare quel giorno, lui quel giorno segnava. Indipendentemente da cosa facessi tu per fermarlo. Zidane? Il gentleman del calcio, l’eleganza fatta a calciatore. Totti? Un ragazzo divertente. Quando giocavamo contro, scherzavamo mentre aspettavamo una rimessa del portiere. Pirlo? Non capivi mai cosa gli passasse per la testa quando aveva la palla nei piedi. Cercavo sempre di anticipare le sue mosse, ma era impossibile“.