Alonso
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Sembrava impossibile che Fernando Alonso si adattasse così in fretta ai terreni accidentati della Dakar 2020, invece lo spagnolo ha subito preso la mano, concludendo addirittura al secondo posto l’ottava tappa.

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Bernat Armangue

Risultati sconvolgenti e sensazioni esaltanti, così il driver di Oviedo ha raccontato ai microfoni della Gazzetta dello Sport il suo stato d’animo: “la Dakar è stato un grosso cambiamento, è una gara dove serve una visione a lungo termine. In questo, la Dakar è una delle sfide più grandi, non devi sempre guidare al 100%, ma all’80%. Passi da 20 minuti trascorsi a 150 all’ora in una vallata, a un’ora a 15 orari facendo trial tra le rocce. Adattarsi è difficile. A me il bivacco ricorda un po’ l’epoca dei kart, nessun lusso e una vita un po’ selvaggia. Ti adatti, perché fa parte del gioco, Se hai un guasto, un problema, sei tu da solo, in mezzo alla natura“.

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Per quanto riguarda poi le sue sensazioni, Alonso ha rivelato: “lunedì ho chiuso secondo, ogni tappa faccio dei passi avanti, la mia conoscenza dell’auto cresce, faccio cose più naturali. Sì, adesso posso dire di sentirmi dentro la gara: e sono pronto ad attaccare alla ricerca della vittoria. Fino a qualche giorno fa mi dicevo che sarebbe stato impossibile, ma non dopo lunedì. La morte di Paulo Gonçalves? Non lo avevo incontrato, ma Marc ci ha corso tanti anni assieme e mi ha raccontato di lui. Sono cose che ho già vissuto, con Jules Bianchi in Giappone, con Anthoine Hubert quest’anno in F.2 a Spa. A volte, purtroppo, c’è qualcuno che sale in auto e non ne scende più“.

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Sulle prossime sfide, Alonso ha poi svelato: “la Dakar è una sfida personale, essere veloci in una macchina da rally. È un’avventura, ma vincere la 500 Miglia è una sfida più competitiva. Lì la vittoria è l’unico obiettivo. Con il team Andretti? Sì, sono molto vicino a chiudere con loro. Dopo maggio sarà il tempo di prendere una decisione importante per il 2021, anche se non ci ho riflettuto ancora bene. Nel 2019, senza Formula 1 sono stato molto impegnato: Endurance, Daytona, la preparazione della Dakar. Quest’anno non voglio fare programmi per il dopo Indy, ma pensare bene al 2021: riflettere se voglio tornare in F.1 ancora qualche anno, o disputare tutto il campionato Indy, o correre con l’Hypercar nel Wec. È una decisione che contempla ancora qualche anno di carriera“.

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Sulla Formula 1: “non mi sono proposto, ci sono stati due-tre situazioni, con qualche movimento che coinvolgeva alcuni team, abbiamo avuto dei contatti, ma non era il momento. A volte mi mancano piccole cose, il lavoro con gli ingegneri per la precisione e ottimizzazione che c’è intorno a una gara: lo studio, la strategia, è un mondo affascinante in quanto a perfezione. Quando arrivi qui non importano molto pressione, benzina, i margini di peso… La Formula 1 mi manca in quell’ottica. Non i viaggi, le gare consecutive, il dominio delle stesse squadre. In questo, le altre categorie sono molto più divertenti“.

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Alonso non poteva poi non soffermarsi su Hamilton: “può vincere il settimo Mondiale, l’ottavo non lo so. Lewis ha un carattere diverso da Schumacher e uno stile di vita che non sarebbe compatibile se avesse una macchina normale, perché i capi del team non sarebbero contenti. Leclerc? È giovane, ha talento e ha fatto subito bene. Speriamo abbia davanti tanti anni con delle possibilità“.

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