Dinara Safina
©Andrea D'Errico / LaPresse

Il progetto Behind The Racquet si è occupato di rivelare le storie, i segreti e le emozioni delle tenniste. Sono venuti fuori racconti davvero particolari, di personaggi che spesso siamo abituati a vedere unicamente sotto il profilo sportivo e mai dal punto di vista umano ed emozionale.

Dinara Safina
PHOTO : THERON KIRKMAN / SMP IMAGES / DPPI

Degna di nota l’intervista a Dinara Safina, ex numero 1 al mondo, poi ‘dimenticata’ quando i risultati, come spesso accade nel tennis femminile, non l’hanno supportata in termini di continuità. L’ex tennista russa si è detta pronta al ritorno, ma non come giocatrice: “sono orgogliosa di quello che ho fatto, non incolpo nessuno per quello che è successo. Non mi immagino di nuovo in campo come Kim Clijsters e Tatiana Golovin, ma considero l’opzione di diventare coach. Mi piacerebbe condividere le mie esperienze. È difficile giudicare il lavoro degli altri, è vero, ma mi capita troppo spesso di vedere delle giocatrici appagate“.

Dinara Safina
PHOTO : ANTOINE COUVERCELLE / TENNIS MAGAZINE / DPPI –

Safina ha poi parlato di come la sua vita sia proseguita dopo l’addio al tennis, soffermandosi sulle difficoltà legate al passare dalla gloria dell’essere n°1 al dimenticatoio: “ho recentemente conseguito una laurea in legge, ma continuo a pensare a quanto sarebbe bello rientrare nel circuito. Gli ultimi otto o nove anni non sono stati facili, ma credo sia una cosa molto comune dopo il ritiro. Quando ero numero uno del mondo tutti mi stavano intorno, tutti volevano far parte del mio mondo. Poi, quando smetti, finiscono di interessarsi a te. Capita molto spesso di cadere in depressione, anche perché un giorno hai tutte le luci dei riflettori addosso e quello successivo sei una persona come tutte le altre. Ho più volte provato ad avvicinarmi al Presidente della Federazione Russa, per dare una mano alle generazioni future, ma purtroppo non sono mai stata ricontattata.

Mi sono sentita confusa e dispiaciuta. Delle volte sembra che siano gli altri a non voler aiutare te. A un certo punto impari a difenderti da sola, ad accettare le conseguenze, anche se non è facile convivere con la solitudine. Ho lavorato tanto sulla mia felicità, adesso vado dagli agenti e dai giocatori e dico loro che ho voglia di allenare. Nonostante tutto quello che riusciamo a fare, dobbiamo imparare a contare su noi stessi e non sugli altri“.

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