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LaPresse/Robert Duyos

Dwyane Wade si gode il suo ritiro dal basket concentrandosi sulla famiglia e sulla crescita, umana e cestistica del figlio Zaire: ‘Flash’ si guarda indietro senza rimpianti

Tre anelli da campione NBA, il titolo di MVP delle Finals 2006, un nome impresso nella leggenda del basket americano e nella storia dei Miami Heat con i quali ha giocato 14 stagioni per 948 partite complessive: Dwyane Wade è qualcosa che va oltre il semplice concetto di giocatore di basket.

Ritiratosi al termine della passata stagione, Wade ha deciso di dedicarsi alla famiglia e alla crescita del figlio Zaire, pronto a ripercorrere le orme del padre. Intervistato al Jr. Nba Global Championship, Wade ha fatto il punto della situazione post ritiro: “l’NBA non mi manca, per ora sono contento di seguire la crescita di mio figlio. Ho anche una figlia di un anno di cui prendermi cura. Mi godo la famiglia, il tempo che passo con loro, mi prendo cura dei miei affari e tengo del tempo per me. Per il momento non mi sento in pensione. Quando realizzerò che la mia carriera sarà finita? Probabilmente quando comincerà il training camp, quel tipo di cose a cui sono abituato e in cui non sarò più coinvolto. Penso che ci starò male per un po’, ma poi andrò avanti col resto della mia vita. Progetti legati al basket? Aiutare mio figlio. Spero che un giorno anche lui possa giocare sul palcoscenico più importante, ma abbiamo tanto lavoro da fare. Voglio passare a lui tutto quello che ho imparato, e per me questo è più importante di qualsiasi cosa possa ancora fare in NBA. Sento che potrei dare ancora qualcosina al gioco, ma che quello che posso fare per mio figlio è molto di più. Se avevo mai pensato di arrivare a questo livello? Solo nei miei sogni. Sono cresciuto a Chicago, tifando Bulls e cercando di essere come Mike. Sono andato ben oltre”.

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