Bernardeschi
LaPresse/Tano Pecoraro

Federico Bernardeschi ha raccontato le sue passioni e i suoi hobby, rivelando poi un importante pensiero di condanna verso quella parte d’Italia razzista e bigotta

Intervistato da la Rosea, Federico Bernardeschi ha parlato del se stesso che non appare agli occhi delle telecamere, la sua versione non legata al mondo del calcio. L’esterno della Juventus ha raccontato le sue passioni, svelato i suoi hobby, l’amore per i cani, la musica rock e i tatuaggi: “convivere con le pressioni non è facile, trovare nuovi hobby aiuta: io ho i miei cani, Spike e Wendy, e sto studiando la chitarra. È difficile, se stacco 5-6 giorni è dura riprendere con gli accordi, ma so già suonare Wish you were here dei Pink Floyd. Purtroppo il rock è per pochi e in spogliatoio con i sudamericani si ascolta solo Reggaeton… Amo anche le foto, immortalare momenti che restano. Poi i viaggi, anche quelli rock, zaino in spalla: mi piace vedere gli occhi della gente in continenti lontani. E a fine carriera mi sbizzarrirò. Tattoo? Sono esperienze di vita, non solo inchiostro: imprimo sulla mia pelle ciò che ho dentro, qualcosa che mi ha fatto soffrire, crescere o piangere di gioia. Ogni tatuaggio ha la sua storia ed è in linea con la mia: il più bello sarà il prossimo anche se lo spazio sta finendo…“.

Bernardeschi si è poi esposto su un importante argomento sociale, la dura condanna al razzismo: “è pazzia nel 2019 anche solo parlarne: l’aria è cambiata, stiamo vivendo un momento brutto, quasi folle, e non si può accettare. Siamo tutti umani, ospiti su questo pianeta. Giudichiamo prima noi stessi, poi gli altri e mai per il colore della pelle. Chi è più famoso deve dare l’esempio e chi sta sopra di noi stia più attento perché ciò che dice può far uscire l’ignoranza e la cattiveria della gente. Se mi riferisco a qualche politico in particolare? Nessuno. Chi vuole intendere, intenda“.