Sabatini
LaPresse/Massimo Paolone

Walter Sabatini, dirigente della Sampdoria, ha vissuto un periodo molto delicato della sua vita che lo ha costretto ad uno stop dal calcio

Walter Sabatini, dirigente della Sampdoria, ha trovato la forza per raccontare il malore che nei mesi scorsi lo ha tenuto lontano dal mondo del calcio. Lo ha fatto ai microfoni del Secolo XIX, in un’intervista molto intesa: “Il mio corpo da anni mi mandava segnali clamorosi: quel sabato dovevo partire per la Cina, avessi preso quell’aereo sarei morto. Il venerdì notte tra cortisone in vena e ansiolitici mi avevano un po’ stabilizzato poi sono sparito dalla vita. Mentre ero in coma penso di aver visto il paradiso, sembrava un supermercato“.

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Alfredo Falcone

L’ultimo ricordo di quel momento è uno scambio di messaggi con Osti, ancora oggi non ho idea di ciò che i farmaci mi hanno fatto credere succedesse. Prendo 15 tranquillanti al giorno perché non c’è un solo minuto del giorno in cui non penso alle sigarette, la mia vita era scandita dal fumo. Vivere senza è una tragedia ma ho un obbligo verso chi mi vuole bene“. La Sampdoria gli è sempre stata a fianco e lo ha aiutato nel risveglio: “Quando il mio corpo ha deciso di ribellarsi e mi sono assentato, il presidente Ferrero non me lo ha mai fatto pesare. Ma non esserci stato in alcuni momenti tormenta il mio orgoglio. Ringrazio anche la squadra, quando mi risvegliavo arrivavano belle notizie di vittorie. Il successo di Bergamo, ad esempio, nel dormiveglia farmacologico mi ha rigenerato, mi ha costretto a svegliarmi“.