Dino Zoff si racconta: il Mondiale dell’82, gli Europei da allenatore e le critiche di Berlusconi

Zoff Zoff - LaPresse/Marco Alpozzi

Dino Zoff ha legato il suo nome alla Juventus, ma sopratutto alla Nazionale italiana con la quale ha ottenuto successi incredibili in campo ed in panchina

Io sono nato portiere. Ho cominciato a giocare in porta da piccolissimo. Non so quale sia stata la fotografia ad avermi ispirato. Per me è una vocazione, fin da quando avevo 4 anni ho sempre fatto il portiere. Mi prendevano sempre i bambini più grandi per stare in porta, ero sempre richiesto, mentre invece di solito in porta giocava il più scarso. Ho sempre fatto il portiere. Prima andavo a scuola, poi andavo a lavorare, e poi andavo a giocare tra i pali. Alla mia epoca non c’era la concezione di andare a fare il calciatore, dovevi lavorare. Io ho fatto il motorista in una grande officina, dopo una biennale tecnica e tre anni di avviamento. Ho smesso di lavorare solo quando sono diventato professionista calcistico”. Lo ha raccontato l’ex portiere della Juventus e della Naizonale Dino Zoff a Rai Radio 2. “La parata più bella? Certamente nel 1982 la parata con il Brasile è stata la più importante. Non so se la più bella. Quella era difficile, importante, decisiva, aveva tutte le componenti per essere ricordata, me la ricordano tutti”, ha raccontato il capitano dell’Italia campione del mondo nel 1982 Poi sul Mondiale del 1982, ha aggiunto: “Non mi sono stancato di parlarne, anzi. E’ stato un mondiale straordinario, non ci sarà più un mondiale così. Una squadra che fa tanti gol e tutti su azione, contro le migliori squadre. Tutti gol su azione, non succede quasi mai. E a Bearzot non gli sono stati gli onori che avrebbe meritato. Il mondiale l’abbiamo vinto solo per lui. Eravamo in una situazione esasperata, solamente un grande condottiero poteva portare in fondo un mondiale in quel modo. Avevamo tutti contro. Erano prevenuti“.

Archivio storico Juventus/LaPres

Zoff è stato anche un grande allenatore: “Lo sono diventato grazie alla mia testa e alla mia esperienza. Ho giocato fino a 42 anni, ho visto le cose da tanti punti di vista. Il giocatore più forte che ho allenato? Baggio, Schillaci, Signori, Gascoigne, non vorrei fare nomi, perché rischio di dimenticare qualcuno, e anche nell’europeo in cui ho allenato l’Italia avevo a disposizione grandi giocatori. Ma da giocatore, devo dire, mi sono misurato con i più grandi. Da Maradona a Platini, ho giocato con Sivori, che era la soddisfazione maggiore, un vero artista. Maradona e Pelè erano fenomeni in assoluto, sotto c’erano gli altri“, ha proseguito Zoff. “Gascoigne? Aveva le qualità tecniche, agoniste, di fantasia, per diventare il più grande. Solo che si è buttato via. E’ stato un dispiacere notevole. Aveva imparato 4 parole in italiano, ma era spiritoso, si faceva capire, aveva tutte le qualità dell’artista”. Poi sui campionati europei del 2000: “Tutti ricordano il gol di Trezeguet, ma a tagliarci le gambe fu la rete di Wiltord arrivato a pochi istanti dalla fine della partita. Avevamo fatto una grande spartita, il destino ci è stato avverso in quella situazione, mentre ci era stato favorevole con l’Olanda, quando Toldo parò tutto. Se mi dimetterei di nuovo dopo le critiche di Berlusconi? Non lo so. Non amo guardarmi indietro. So che in quel momento non potevo fare diversamente. Non era solo quello il motivo, non erano solo quelle parole pesanti, c’era tutta una piramide particolare…“. Infine su Mancini ct: “E’ l’uomo giusto per rilanciare la Nazionale, ha una squadra giusta, son venuti fuori un sacco di giovani calciatori forti, credo che possiamo dire la nostra in Europa tranquillamente“. (Spr/AdnKronos)

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About Francesco Gregorace (9968 Articles)
Nato a Reggio Calabria il 28 maggio del 1987, giornalista pubblicista dall'anno 2017


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