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Lewis Hamilton ha parlato delle nuove generazioni sottolineando di vedere piloti non all’altezza fare strada nel mondo dell corse

Sarà l’uomo da battere, il pilota da tenere d’occhio nella corsa al titolo mondiale. Parliamo di Lewis Hamilton che, dopo aver subito la cocente delusione dello scorso anno, si prepara al nuovo con l’obiettivo di riprendersi tutto ciò che Rosberg gli ha tolto.

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Il pilota britannico ha imparato le lezioni del passato, per questo motivo in vista della prossima stagione ha rivolto una richiesta precisa al proprio team: “scendo in pista, completo i miei giri ed il mio programma di lavoro – ha attaccato Lewis – ma il mio compagno di squadra può vedere tutto quello che faccio. Ho già chiesto in alla mia squadra di non vedere i dati del mio compagno di box, non mi sembra giusto vedere il suo lavoro così come non trovo corretto che lui veda il mio. Faccio un esempio: quando sei in pista lavori per individuare i punti di frenata, dove ci sono avvallamenti, utilizzi i segni di gomma dei pneumatici sull’asfalto per trovare la traiettoria migliore.

Ph. profilo Facebook Mercedes
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Tutti i piloti svolgono questo lavoro in modo più o meno efficace. Ma alla fine, anche se non hai fatto un lavoro perfetto, tutto si può semplicemente copiare leggendo i dati sul computer del compagno. ‘Oh, si può frenare cinque metri più avanti, quando torno in pista cercherò di frenare cinque metri più avanti’. Ecco, questo è quello che non mi piace, perché permette ad un avversario di avvicinarsi. Questo è quello che ho amato del karting, non avere la possibilità di vedere cosa facevano gli avversari. Potevi contare solo sul tuo talento per emergere. Se una squadra ti assume, è perché crede che tu sia il migliore, perché sei preparato, perché hai vinto in tutte le categorie in cui hai corso, nel mio caso non ho perso in alcuna serie in cui ho gareggiato.

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Tutti i piloti dovrebbero essere in grado di scendere in pista e trovare tutte le informazioni senza bisogno di aiuti esterni“. Un discorso che Hamilton allarga anche ai giovani piloti: “oggi possiamo prendere un ragazzino di Formula 3 – ha concluso – e metterlo su un simulatore giorno dopo giorno fino a quando non arriva a fare le mie traiettorie. Non credo sia giusto, per crescere dovrebbe arrivare a scoprire da solo quello che serve per essere competitivi. Bisogna saper trovare il proprio limite da soli, ed è questa l’essenza di un pilota da corsa, ogni volta che ti siedi su una nuova vettura e scendi in pista. E se non riesci ad arrivarci da solo, allora non sei abbastanza bravo e non meriti di essere dove sei. E ci sono alcuni piloti che non lo meritano”.