Hall of Fame del Giro, Indurain consacra Nibali: “è il ciclista più completo e alla Liegi…”

  • Gian Mattia D'Alberto / lapresse

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Miguel Indurain, durante la premiazione per l’entrata nell’Hall of Fame del Giro, esalta le qualità di Vincenzo Nibali e pronostica il corridore italiano come possibile vincitore alla Liegi-Bastogne-Liegi

Miguel Indurain

Gian Mattia D’Alberto / lapresse

Grande festa al Teatro Gerolamo di Milano per l’entrata nell’Hall of Fame del Giro di Miguel Indurain. ‘Miguelon’ è entrato nel cuore dei tifosi italiani grazie alle sue straordinarie doti ciclistiche e alla sua incredibile voglia di vincere. Lo spagnolo ha vinto cinque Tour de France consecutivi, due Giri d’Italia, (accoppiata Giro-Tour nel 1992 e 1993),  il Mondiale nel 1995 e la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Atlanta nel 1996. Miguel Indurain è stato un passista, specializzato nelle cronometro individuali e dopo avere vinto 111 gare può vantare l’ingresso nell’Hall of Fame del Giro. Durante la cerimonia, l’ex ciclista ha preso in mano il Trofeo Senza Fine che ogni anno viene consegnato al vincitore del Giro d’Italia. Grandi emozioni per Miguel Indurain che alla ‘rosea’ ha dichiarato:

“pesa tanto. Bellissimo. Dopo 25 anni, sono ancora l’ultimo ad avere vinto per due edizioni di fila. Fu molto difficile. È grazie al ciclismo, e quindi anche grazie al Giro, che sono diventato l’uomo che volevo. Il Giro è stato la mia passione, è una delle corse più importanti per il ciclismo e mi auguro continui ad esserlo, grazie ai vostri sforzi, all’infinito”.

Miguel Indurain ha poi analizzato nel dettaglio il corridori attuali dando un secco pronostico su chi vincerà la Liegi-Bastogne-Liegi, classica delle Ardenne in programma il 22 aprile:

“oggi conta solo chi vince e sui corridori c’è troppo stress. Ai miei tempi chi si piazzava nei primi cinque era più valorizzato. Nibali è il più completo di tutti adesso e la Sanremo è stata il suo capolavoro. Alla Liegi sarà tra i favoriti assieme a Valverde e Alaphilippe. Ecco, Nibali e Aru oggi mi ricordano i Moser e i Saronni o i Bugno e i Chiappucci dei miei tempi. Avere atleti così bravi fa bene al ciclismo. Dumoulin è quello che mi assomiglia di più per caratteristiche. Froome. Non sta rompendo le regole, ha il diritto di correre”.

Claudio Chiappucci, vincitore di una Milano-Sanremo e uno dei tanti rivali storici di Miguel Indurain, ha dichiarato:

“ho cominciato a conoscerlo davvero al Tour 1991, eravamo insieme nella fuga della tappa di Val Louron. Io vinsi, lui secondo. E non ci siamo mai parlati: io non parlavo spagnolo, e lui non parlava italiano. In quel giorno forse non avevo capito fino in fondo quanto fosse forte… Siamo sempre andati d’accordo e quando ci vediamo è sempre un piacere”.

Quando Miguel Indurain ha esordito nel ciclismo, gli addetti ai lavori lo avevano paragonato a Francesco Moser (l’attuale ciclista italiano più vincente di sempre con 273 trionfi all’attivo). Su questo particolare aneddoto lo spagnolo ha raccontato:

“all’inizio della carriera, dicevano che assomigliassi a Moser. Che potessi diventare un uomo da classiche, anche se si disputavano di solito in mesi freddi e piovosi, e la cosa non mi piaceva. Bene, alla prima e unica Roubaix che ho fatto, mi dicono al via che non devo perdere la ruota di Moser. Ma al primo tratto di pavé, è sparito e non l’ho più visto. Niente arriva gratis, tutto si conquista con il lavoro. Quello che semini d’inverno, raccogli d’estate. Non basta faticare solo l’ultima settimana, bisogna farlo sempre. Vengo da una famiglia contadina e sto insegnando gli stessi valori ai figli. Sono riuscito a fare del ciclismo, la mia passione, un lavoro. È uno dei segreti della felicità”. 

Miguel Indurain ha vinto tanto in carriera, ma nel 1994 al Giro d’Italia è stato battuto da uno strepitoso Marco Pantani, giovane ciclista della Carrera Jeans. Sul Mortirolo, l’italiano ha dato filo da torcere allo spagnolo che ha ricordato:

“sì, ricordo quel giorno perché poteva succedere di tutto, potevo vincere il Giro o perderlo. Mi andò male, ma in poche ore era concentrata tutta l’essenza del ciclismo in quella tappa. Quanto a Pantani… ne sentivo parlare di un po’. Stava arrivando uno scalatore molto forte, si diceva. Ed era fortissimo, sì. Amato dal pubblico per il modo in cui correva. Emozionava. Non parlavamo molto. Marco era riservato. Quello che gli è successo poi… è stato una pena”.

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