Riccardo Sbertoli e la razionalità creativa: un filo rosso tra pallavolo ed economia aziendale

riccardo sbertoli

Pacato e cordiale, tranquillo ma con la risata piena e vera, 20 anni compiuti da qualche mese ma idee chiare ed un percorso da sportivo professionista, e non solo, già ben identificato: parla Riccardo Sbertoli

Riccardo Sbertoli, regista della Revivre Axopower Milano, è uno dei  palleggiatori più apprezzati nel panorama della pallavolo italiana, nonostante la giovane età. Non ci si sorprende  di trovarsi di fronte ad un ragazzo con una personalità forte , un grande senso di responsabilità, un modo di comunicare che trasmette calma e serenità.

Ci si sorprende invece, positivamente,  che, a soli 20 anni, la sua vita scorra su una strada a doppia corsia in cui, se la pallavolo ha una rilevanza centrale,  gli studi in Economia Aziendale hanno comunque un peso importante:  “Quest’anno mi sono dato da fare: ho già dato 5 esami degli 8 previsti il primo anno ed in particolare mi è piaciuta Microeconomia. Finito questo allenamento torno a casa a studiare perché domani ho l’esame di Statistica. Vivo con serenità gli studi che sono un ulteriore impegno faticoso, a cui però tengo molto. Mi piace e mi appassiona l’Economia perché è utile per acquisire un modo di pensare; questo deriva anche dall’educazione che ho ricevuto “ (suo padre, ex palleggiatore di serie A2, è dottore commercialista –ndr).

Non si può fare a meno di pensare che la passione di Riccardo per le discipline economiche ed aziendali, in cui la logica, da un lato, si integra con la razionalità di numeri e formule e, dall’altro, si combina con la creatività del marketing e dei business plan, rifletta il suo carattere pragmatico e orientato al risultato.

Ed anche il suo modo di dettare le strategie di gioco: la velocità, la precisione e l’inventiva che rendono le sue tattiche difficilmente leggibili  hanno dato un grande contributo al salto di qualità che la Powervolley ha fatto nell’ultima stagione di Superlega: “Nello scorso campionato ci è forse mancato un po’ di cinismo contro le squadre più forti che sanno quello che fanno; avremmo potuto vincere più set e ottenere più punti  ma, d’altra parte, abbiamo sempre vinto con le squadre del  nostro livello o  più deboli. Adesso dobbiamo fare un altro step e  sarà ancora più faticoso perché vorrebbe dire arrivare ad essere tra le prime 5 squadre del Campionato. Ma faremo di tutto perché sia così.”

Nella pallavolo quello del palleggiatore è forse il ruolo in cui la componente mentale risulta più determinante e sapere gestire la pressione è fondamentale: ”La tensione si vive male solo in un contesto in cui non ti senti parte di qualcosa di più grande, la squadra; se in squadra si respira un clima buono e sano la tensione passa” – sottolinea il regista milanese.

Scarsa passione per i social (“E’ importante per me come giocatore  condividere con i tifosi l’ambito sportivo perché tra noi ci deve essere connessione; sono mezzi però che vanno usati con buon senso”),  poco tempo per svaghi e hobby (“Mi piacciono le moto e ho la mia a casa ma credo che questa sarà una passione che coltiverò al termine della mia carriera sportiva”), ci sarebbe però una “follia” che a Riccardo non dispiacerebbe fare:  “Seguo con interesse  l’NBA e non mi dispiacerebbe andare proprio negli Stati Uniti per vedere qualche partita dal vivo; mia madre spesso mi sgrida perché, a volte, per guardare una partita resto alzato fino alle 4 di mattina”.

C’è un  “difetto” che le persone a lui più care e vicine spesso gli “rimproverano”: “ Mi dicono che il mio essere tranquillo,  pacato e quadrato, fa sì che delle volte io sia troppo accondiscendente e lasci passare troppe cose. E mi sono reso conto che a volte è proprio così. “

Lo sport e gli studi economici continueranno ad essere il leitmotiv  della vita di questo talento nostrano che non si fa sconti e che, nonostante il sempre maggior diffondersi del comodo e pratico e-learning , tiene a sottolineare: “Non mi piace l’università on line; secondo me è importante frequentare perché è utile incontrare altri studenti con cui confrontarsi. Sono consapevole che è impossibile coltivare lo stesso livello di eccellenza nello sport e nello studio; il fatto di dedicarsi all’agonismo sportivo però non comporta che si debba fare solo quello. E’ vero che lo studio toglie energie per il tempo libero ma se giocassi e basta, per come sono stato educato, non sarebbe sufficiente; sarebbe come se mi mancasse qualcosa”.

Viene da augurarsi che, quando la Revivre Axopower Milano tornerà finalmente a giocare al PalaLido, a riempire gli spalti siano, in particolare, i giovani come Riccardo perché si appassioneranno a seguire un atleta che, pur nella ricerca dell’eccellenza sportiva, non rinuncia ad essere uno studente come loro.

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