Giro d’Italia – Maxi caduta Blockhaus, Vegni dispiaciuto: “non colpevolizzo il poliziotto ecco perchè”

Mauro Vegni, direttore delle operazioni, ha spiegato cosa è successo ieri durante la nona tappa del Giro d’Italia

Ieri sul Blockhaus è successo di tutto. Nairo Quintanta ha attaccato Vincenzo Nibali e strappato la maglia da leader della classifica a Bob Jungels, ma la nona tappa del Giro d’Italia è stata caratterizzata da una caduta a causa di una moto della polizia. Il mezzo era fermo sul rettilineo a meno 15 chilometri dal traguardo e ha fatto impattare l’olandese Kelderman della Sunweb. Da questa caduta poi sono scivolati tutti gli altri corridori.

Mauro Vegni, direttore delle operazioni del Giro d’Italia, è mortificato per l’incidente che ha cancellato i sogni di gloria di molti big come Thomas, Yates e Landa: “c’è stato un errore di valutazione e in concomitanza una fatalità. Alla fine è accaduto. Però non me la sento di buttare la croce addosso al poliziotto, non mi sento di colpevolizzarlo anche perché sono settant’anni che la Polizia svolge un lavoro egregio per tutelare i corridori, per garantire la loro sicurezza in corsa. Anche loro sono mortificati, ma è un episodio che può capitare e che non può rovinare l’immagine della Polizia. Ciò non toglie che ho il mal di pancia” – ha dichiarato Vegni come riportato da La Gazzetta dello Sport -. Sono dispiaciuto perché in un solo colpo il Giro ha perso tre protagonisti e mezzo (Thomas, Landa e Yates fuori classifica, Kelderman ritirato a causa della frattura scomposta della falange intermedia del secondo dito della mano sinistra, ndr) e un team intero (Sky, ndr).

Roberto Sgalla, direttore delle Specialità della Polizia, ha spiegato il comportamento del capo della scorta. L’agente ha seguito, come da prassi la tappa, le direttive di sicurezza che sono praticate in qualunque gara, ma, questa consuetudine, ieri, ha provocato l’incidente che ha tolto di mezzo i big della classifica generale: “il capo scorta, che si trova abbondantemente davanti al gruppo, tramite tablet con gps e radio monitora costantemente la posizione e resta in contatto con motociclisti e pattuglie – ha dichiarato Sgalla -. La prassi consolidata è che quando il gruppo si fraziona, la direzione di corsa chiami il capo scorta che a sua volta fa scalare i motociclisti al fine di proteggere tutti i vari gruppetti che si formano. Quasi sempre, per scalare, il motociclista si ferma sul ciglio della strada in modo da non essere a sua volta un pericolo per i corridori”. 

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