Sabato 10 Dicembre

La storia di Sara, il ritorno in campo dopo 8 anni dall’aggressione: “la vita è troppo bella per non essere vissuta”

La storia di Sara e una storia che commuove e fa capire il vero senso della vita, quando lo sport aiuta a superare le difficoltà

Dopo la violenza il ritorno in campo: la storia di Sara – Sara Gaggiotti ha 28 anni e unica grande passione, la pallavolo. Sara studia Scienze dell’Educazione e milita tra le fila della Virgin, il team di Milano. Una sera dopo l’allenamento, orgogliosa dei risultati ottenuti con la sua squadra, la pallavolista esce dalla palestra per recarsi a casa. Viene aggredita e molla la pallavolo.

1514586_10204520567472211_7855820844379405612_nDopo la violenza il ritorno in campo: la storia di Sara – Uno shock che la condiziona e senza un vero motivo attribuisce quanto le è accaduto al suo (ex) sport preferito. Sacrifica la sua passione in cambio di una vita vuota, perchè Sara molla anche l’università. “Tronco di netto con uno sport che avevo fatto da quasi vent’anni.  – ammette la protagonista di questo racconto  – Avevo incominciato a 9 anni”. “Non è stata più al stessa vita”, commenta Sara sulla Gazzetta dello Sport a cui ha rilasciato l’intervista.

Dopo la violenza il ritorno in campo: la storia di Sara – La vita però ci sorprende sempre e infatti Sara con il trasferimento da Milano a Roma cambia la sua esistenza. Con l’aiuto dei suoi familiari e di un sacerdote (sua guida spirituale) esce dal tunnel e ricomincia dopo 8 anni la sua vita felice. “La vita è troppo bella per non essere vissuta” dice Sara che a 36 anni riprende a giocare a pallavolo. In Serie B1 con la Tuum Perugia la coraggiosa ragazza affronta le sue paure più nascoste: “quando sono tornata in palestra per la prima volta mi tremavano le gambe. – ammette – Avevo una grande fifa. Poi mi sono sciolta. E ho ritrovato tutto. Anche la pallavolo mi ha aiutato ad uscire“. Sara Gaggiotti oggi sta meglio ed ammette: “in squadra mi dicono che porto sempre allegria. Adesso ho imparato a tirare fuori il sorriso che tenevo dentro di me”. Una brutta storia con un lieto fine tanto inaspettato quanto atteso.