Domenica 11 Dicembre

Malagò annuncia: “finisce il percorso di Roma 2024, ma adesso puntiamo su Milano”

LaPresse / Roberto Monaldo

Giovanni Malagò non rinuncia alle Olimpiadi in Italia. Il presidente del Coni annuncia la fine del percorso di Roma alle Olimpiadi 2024 e punta tutto su Milano

Dopo tanti battibecchi, Giovanni Malagò, presidente del Coni, ha deciso di porre fine alla tanto travagliata candidatura di Roma 2024. Dopo il no del sindaco Virginia Raggi e i tanti rumors di un progetto ugualmente presentato al Cio e di un proseguimento della candidatura, il numero 1 dello sport italiano ha deciso di mettere i puntini sulle i e, oggi, in conferenza stampa ha spiegato: “questa mattina ho scritto al Cio la lettera con la quale interrompiamo il discorso della candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2024“.

“Sono stato costretto mio malgrado a interrompere questa candidatura su un progetto che, credetemi, sarebbe stato difficile da battere. Per sostenere questa candidatura servivano tre gambe per sostenere il tavolo, ma una di queste, per motivi ideologici e demagogici, è venuta a mancare. È quindi sono stato costretto ad interrompere questo progetto ad undici mesi dalla sua chiusura e dopo tre anni di lavoro. Un progetto che sarebbe stato difficile da battere“, ha continuato.

LaPresse/Jurek Kralkowski

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Forse non tutti sanno che il Cio riconosce come interlocutore istituzionale solo i comitati olimpici. Chiunque può scrivere al Cio, ma l’unica lettera che conta è quella del Comitato Olimpico Nazionale“, ha aggiunto Malagò nel Salone d’Onore al Foro Italico.

In questi giorni ho studiato molto, ho valutato possibilità di soluzioni alternative, nuovi percorsi. Per questo ho deciso di candidare per la sessione del Cio del 2019 la città di Milano. E’ la prima sessione possibile e credo questo sia il nostro primo passo per riavvicinare l’Italia dopo questa vicenda di Roma2024“, ha continuato il presidente del Coni che quindi non rinuncia a portare le Olimpiadi in Italia.

LaPresse / Roberto Monaldo

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E’ da irresponsabili rinunciare ai soldi del Cio, a 177mila posti di lavoro e all’aumento della ricchezza del 2.4 per cento, dati mai disconosciuti. E’ un’occasione persa, mi auguro che ci sia una strategia alternativa da parte del Comune“, ha aggiunto il numero uno dello sport italiano.

Nella mia testa avevo in mente tre nomi, che sarebbero stati una governance ideale. Per il presidente del Comitato organizzatore avevo pensato a Nerio Alessandri, avrei affidato la supervisione a Renzo Piano e infine avrei coinvolto anche il generale Enrico Cataldi. Ho provato a parlarne con Beppe Grillo, non sono riuscito a organizzare un incontro. Sarebbe stato difficile dire no a questi tre nomi, ma io non ho mai potuto parlare neppure con la sindaca Raggi”, ha spiegato ancora Malagò. “Da oggi ci occupiamo solo del paese. Quindi faccio gli auguri alla città di Roma. Auguri veri e lo dico senza nessun tipo di ironia. Io faccio il tifo affinchè le cose si risolvano“, ha continuato.

LaPresse / Roberto Monaldo

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Il piano alternativo c’era, ci poteva essere e formalmente esiste ancora. Ma c’è un problema: non ci votano più. Non abbiamo più credibilità su questa candidatura. Malgrado questa squadra strepitosa, questa è la realtà dei fatti“, ha aggiunto Malagò.

LaPresse / Roberto Monaldo

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Vi rendete conto che figuraccia abbiamo fatto a livello internazionale? Io di fronte al Cio mi volevo sotterrare, ma loro mi hanno detto: ‘Più di questo non potevi fare, lo sappiamo’. Da oggi il Comitato promotore è in liquidazione. Interrompere questo processo a undici mesi dalla scelta non e’ un record storico. C’e’ un precedente molto triste e ve lo cito per capire quale danno sia stato arrecato allo sport italiano. Era il 4 aprile 1974, la città canadese di Vancouver si ritirò dalla corsa sei mesi prima dell’assegnazione dell’Olimpiade, lasciando all’americana Lake Placid la vittoria. Vancouver ha ottenuto i Giochi solo nel 2010, nel frattempo il Canada e’ riuscito ad avere due assegnazioni, Montreal e e Calgary, ma Vancouver ha pagato un prezzo scellerato“, ha concluso il presidente del Coni.