• (Photo by Al Bello/Getty Images)
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  • Al Bello- foto Getty
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Deontay Wilder vs Tyson Fury, atto secondo. A due anni di distanza dal clamoroso pareggio del 2018, due pesi massimi di livello assoluto tornano sul ring per affrontarsi l’uno contro l’altro in una vera e propria resa dei conti. Un match affascinante quello della MGM Grand Garden Arena fra due boxeur che sino a ieri notte erano ancora imbattuti: 29 successi per Fury, 42 per Wilder. Due uomini, due storie, due stili di boxe differenti. Da una parte Deontay Wilder, dinamite nelle mani e cattiveria. “Vorrei un morto nella mia carriera”, la frase che ha destato scalpore, ma che racconta la violenza dei suoi pugni capaci di far terminare 41 match su 43 per ko, 20 dei quali al primo round. Dall’altra parte il genio e la sregolatezza di Tyson Fury: nato da genitori nomadi, ha un passato fra depressione, tendenze al suicidio, abusi di alcol e cocaina, ma ha anche un talento innato per la noble art che gli ha permesso di diventare campione dei titoli unificati WBA, IBF, WBO e IBO.

Ebbene, nella notte di Las Vegas, a spuntarla è stato proprio Fury, capace di abbattere Wilder è tornare sul tetto del mondo. “Il re è tornato a prendersi il trono”, ha dichiarato al termine dell’incontro, soddisfatto di quanto fatto sul ring. E’ stato uno show totale da parte di Fury, il quale ha vinto per k.o.t. a 1’39” del 7° round, costringendo l’angolo avversario a gettare la spugna dopo che Wilder era finito per due volte al tappeto. Dunque Fury spodesta l’americano dal trono e torna di nuovo campione dei massimi WBC, rimanendo imbattuto nei suoi 12 anni di carriera.

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