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L’ultimo anno di carriera di Manu Ginobili sarà alla Virtus Bologna? Con le V Nere di nuovo in Serie A, si profila l’ipotesi di un romantico ritorno

Certi amori non finisco, fanno dei giri immensi e poi ritornano“, oggi ci sentiamo un po’ romantici e, ‘Amici Mai’ di Antonello Venditti a parte, vogliamo dar vita almeno in parole, ad una strana idea che ci è venuta in mente e che è legata a doppio filo alla frase della suddetta canzone. Stiamo parlando dell’amore fra Manu Ginobili e la sua Bologna. Una relazione di quelle forti, niente di eterno, durata appena 2 stagioni, nelle quali però il fuoco della passione è bruciato forte, alimentato dal talento caliente che quella giovane guardia sudamericana sprigionava in ogni suo gesto, che fosse uno schiaffo virile in una stoppata o una dolce carezza in un ball handling da far perderere la testa.

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Un biennio di passione, dal 2000 al 2002, un tango sfrenato le cui note inebriano i sensi dei tifosi emiliani. E pensare che come spesso accade in amore, tutto nasce da una storia finita, quella fra Danilovic e la Virtus con la stella bosniaca che annuncia il suo addio non solo a Bologna, ma all’intero mondo del basket a soli 30 anni. Una squadra che trova in un giovane Ginobili, che aveva fatto strage di cuori a Reggio Calabria, il suo nuovo amore.

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Complice anche l’assenza, causa squalifica per doping di Hugo Sconochini, la Virtus si lascia andare fra le braccia dell’argentino che la guida verso inimmaginabili trionfi: dopo un inizio di stagione difficoltoso, arriva un netto 99-62 nel derby di Natale contro la Fortitudo che lancia la Virtus verso una streak di 33 vittorie consecutive fra Campionato ed Eurolega, con 9 successi di fila ai Playoffs e la conquista dello scudetto. Al titolo di Campioni d’Italia si affiancano anche Coppa Italia (vinta contro Pesaro) ed Eurolega. Un grande Slam da sogno. L’anno successivo, l’ultimo di Ginobili in Italia, il talento argentino lascia con un’altro campionato regalato alla sua Bologna.

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Poi l’NBA, un viaggio oltreoceano che non si può più rimandare, un appuntamento con la gloria al quale arrivare in perfetto orario, in tempo per prendersi 3 anelli con i San Antonio Spurs e la consacrazione nell’olimpo del basket. Adesso Manu, a 39 anni, è di fronte ad un bivio: il ritiro o l’ennesimo, ultimo, rilancio. I folti capelli che aveva da ragazzo sono scomparsi, il fisico non è prestante come un tempo ma il suo carisma e il suo talento hanno resistito perfettamente, come inossidabili di fronte all’usura del tempo. Ed è per questo che se il corpo e la carta d’identità gli chiedono di mollare, il cuore gli dice di continuare. Magari proprio a Bologna, salita di nuovo in Serie A un anno dopo la retrocessione. Manu non è più indispensabile per gli Spurs che cedendo lui e Tony Parker darebbero l’ultimo e decisivo taglio con il passato. Perchè non dire addio al basket dove la sua leggenda si è consacrata quindi, proprio nella Virtus Bologna?

Del resto, non è forse vero che certi amori non finiscono,  fanno dei giri immensi e poi… ritornano?