Addio Marquez-Honda, la rivelazione di Casey Stoner: “li avevo avvertiti, ma…”

Casey Stoner punta il dito contro Honda e non risparmia critiche alla nuova MotoGP: le parole dell'ex pilota australiano

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La stagione 2024 di MotoGP è alle porte: i team stanno piano piano scoprendo le livree delle moto per il nuovo Motomondiale, regalando ai tifosi un piccolo assaggio in attesa di vedere i campioni sfidarsi in pista. Il 2024 sarà un anno sicuramente appassionante, con Marquez che inizia la sua nuova avventura in sella ad una Ducati. E anche di questo ha parlato Casey Stoner ai microfoni della Gazzetta dello Sport.

L’addio di Marquez alla Honda ​

Non me l’aspettavo, ma capisco che se ne sia andato. Con tutte queste componenti extra sulla moto è molto difficile capire se a sbagliare sia stato lui o la Honda. Andare in Ducati significa capire di persona contro cosa ha gareggiato in questi ultimi anni e per capire se può fare la differenza anche lì. Non è stata una scelta sbagliata andarsene, e credo che abbia lasciato la porta aperta per tornare da loro se le cose dovessero cambiare in Honda“, ha affermato l’ex campione australiano.

Honda ascoltava solo Marc? Questa è la ragione principale per cui io stesso ho lasciato la Honda. Eravamo arrivati a un punto in cui la squadra di Marc stava iniziando ad allontanare le mie indicazioni. Ho provato ad avvertirli, dicendogli che se avessero continuato a seguire solo gli sviluppi di Marc, lui sarebbe stato l’unico in grado di guidare quella moto, e gli incidenti sarebbero stati frequenti. E avevo ragione, come dimostrano i risultati del 2015, ma non mi hanno voluto ascoltare e invece hanno deciso di allontanarmi“, ha aggiunto.

La nuova MotoGP

Non è mancato poi un commento, con qualche critica, ai cambiamenti della MotoGP.

Se la moto è diventata più importante del pilota? Penso di sì e non sono d’accordo con questa progressione. Alcuni piloti molto più bravi ad uscire dalle curve e ad avere più controllo durante l’accelerazione, come Dani Pedrosa: le qualità che servono per dimostrare una guida superiore e di qualità non esistono più, l’unico modo in cui si può fare la differenza è staccare più tardi per entrare in curva. Ad esempio, nel 2011 Dani Pedrosa era quasi due decimi più veloce di me con la stessa moto. Faceva qualcosa di incredibile con il freno posteriore per fermare le impennate e guadagnare tanta distanza. Non c’era differenza, era semplicemente migliore di me. Ora gli elementi di controllo del pilota come la trazione, la gestione delle gomme e il rischio di impennata sono mascherati dall’elettronica“.

Infine sulla Sprint ha concluso: “non mi piace per niente. È un campionato del mondo, quindi l’attenzione deve essere focalizzata sulla gara della domenica. Il bello della MotoGP è che non ha bisogno di novità per creare gare incredibili. Non siamo la Formula 1 e secondo me dovremmo smettere di copiarli, dato che il nostro sport è molto più complesso a livello fisico. Non sono d’accordo su questa progressione, dovremmo tornare indietro, è troppo faticoso e pericoloso per i piloti. Le persone credono che questo sport stesse perdendo la sua fama, ma la realtà è che è sempre stato in crescita“.

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