Rizzo (Gemelli), ‘per maculopatia servono 1-8 iniezioni ‘anno, se ne fanno 2-4’

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Roma, 19 gen. (Adnkronos Salute) – L’obiettivo dei trattamenti per la maculopatia senile (Amd dall’inglese Age-related macular degeneration) è ‘ridurre il numero delle iniezioni, avere un farmaco con maggiore efficacia e maggiore durata d’azione, per dare una maggiore aderenza alla cura”. Negli studi clinici si fanno ‘da 1 a 8 iniezioni l’anno, nella vita reale da 2 a 4. I pazienti sono sottotrattati”, cosa che riduce l’efficacia delle cure. Così Stanislao Rizzo, direttore di Oculistica all’università Cattolica e Policlinico Gemelli Irccs, intervenendo al workshop online ‘Degenerazione maculare legata all’età, bisogni emergenti e politiche sanitarie determinanti per un’assistenza basata sul valore’ realizzato con il contributo non condizionato di Roche Italia.
‘La maculopatia senile (Amd, dall’inglese Age-related macular degeneration) ‘ spiega lo specialista – è una malattia cronica della retina e la causa principale, nel mondo occidentale, di perdita della vista negli over 65. Nel 2040 si stimano 288 milioni di pazienti maculopatici: è una pandemia, termine abusato ma che rende l’idea”. “Il paziente – aggiunge Rizzo – si rivolge all’oculista per difficoltà nella lettura, nella guida, nel riconoscere i volti dei propri cari”. Tale condizione ha risvolti sulla qualità della vita e anche a livello psicologico. ‘A causa dell’ipovisione, i pazienti vanno incontro a incidenti domestici, rischiano cadute. Il paziente perde la fiducia in se stesso e si deprime”.
‘La maculopatia ‘ illustra l’esperto – è caratterizzata, nella fase iniziale, da un accumulo di drusen, prodotti di scarto che sia accumulano sotto la macula, la parte centrale, più nobile della retina, causando due tipi di disturbi” che si manifestano nella forma secca e umida. La forma ‘secca’ comporta la riduzione della visione centrale. ‘La maculopatia ‘umida’ ‘ continua – è tale per la presenza di edema dovuto alla formazione di vasi sanguigni (neovascolarizzazione) che hanno una parete anomala che è permeabile al sangue e al liquido dei vasi, causando essudazione”. La maculopatia ‘ è emerso nel corso del workshop – non porta a cecità, ma a ipovisione che compromette notevolmente la qualità della vita.
‘Negli anni 80 ‘ ricorda Rizzo – siamo partiti con i primi trattamenti, ma la rivoluzione è arrivata nel 2006 con l’avvento della terapia anti -Vegf (Vascular endothelial growth factor), il fattore di crescita vascolare” che, iniettata a livello intravitreale, riduce la formazione dei vasi sanguigni nella macula. ‘Dal 2019 stiamo scrivendo una nuova era per la durata d’azione dei trattamenti ‘ continua – Oggi, lo dimostrano vari studi, queste terapie riducono fino al 50% il rischio di cecità che, in un mondo ideale, arriva al 70%”. Ma ‘una cosa sono gli studi clinici (trial) randomizzati, e un’altra la ‘real life’. Nel trial si va da 1 a 8 iniezioni l’anno. Nella vita reale da 2 a 4″, con importanti risvolti clinici. ‘Ci siamo accorti ‘ sottolinea Rizzo ‘ che, se la retina alterna stati di asciutto a quelli di essudato, si crea fibrosi”, condizione che peggiora la vista.
I trattamenti ‘devono ridurre il numero delle iniezioni”, secondo l’esperto perché ‘ci sono 2 tipi di problemi. Uno riguarda le strutture sanitarie” che ‘per questioni organizzative non possono garantire il trattamento di mantenimento con almeno 8 iniezioni l’anno. Dall’altro” si deve considerare l’impegno del ‘caregiver, che accompagna il paziente, visto che non è indipendente”, andando a incrementare i costi indiretti in termini di perdita di giornate lavorative e ‘lunghe distanze da percorrere per raggiungere il centro di cura. Oggi ‘ conclude Rizzo – abbiamo nuovi anti-Vegf, farmaci che agiscono con meccanismi diversi, terapie geniche che inibiscono la sintesi del fattore di crescita endoteliale ed è disponibile un trattamento che permette 2 sole iniezioni l’anno”.