Lega: richiesta archiviazione Metropol, ‘nessun pubblico ufficiale, guerra blocca rogatoria’

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Milano, 17 gen. (Adnkronos) – Incontri, email, chat. La procura di Milano è riuscita a ricostruire circa “40 riunioni” tra gli indagati e alcuni esponenti russi che si sono tenuti tra il 19 aprile 2018 e l’8 luglio 2019 – sia in Italia (tra Milano e Roma) che a Mosca – con l’obiettivo di portare a termine affari a favore della Lega. E’ la tesi, che non ha trovato riscontri, della procura di Milano che dopo tre anni e mezzo ha chiesto l’archiviazione per Gianluca Savoini, fondatore dell’associazione Lombardia-Russia ed ex portavoce del ministro e segretario della Lega Matteo Salvini, per l’avvocato d’affari Gianluca Meranda (figura di “significative ambiguità”) e per l’ex bancario Francesco Vannucci, indagati per corruzione internazionale per l’affare russo dell’hotel Metropol.
Al centro dell’incontro d’affari a Mosca ci sarebbe secondo la procura di Milano un’operazione sospetta di corruzione legata all’importazione in Italia di una grande quantità di petrolio che, nelle parole di chi starebbe trattando, in un anno dovrebbe far affluire 65 milioni di dollari nelle casse della Lega e permettere così al partito guidato da Salvini di affrontare la campagna elettorale delle europee del 2019. Prima L’Espresso, poi un audio di Buzzfeed svelano l’incontro del 18 ottobre 2018 all’hotel Metropol dove oltre ai tre indagati italiani vengono individuati Ilya Andreevich Yakunin (esperto in investimenti per la produzione e il commercio di petrolio e gas) e il politico Andrey Yuryevich Karchenko, mentre sull’identita del terzo partecipante – chiamato Yuri – l’indagine è arrivata a formulare solo ipotesi.
L’obiettivo è di concludere il prima possibile “un’imponente transazione petrolifera”, tra un venditore russo Rosneft e un compratore predesignato in Ets societa del gruppo Eni. La transazione sarebbe doveva avvenire in forma indiretta, transitando necessariamente da due intermediari, uno individuato nella banca Euro Ib (riconducibile a Meranda) e l’altro di designazione russa. “Il piano messo a punto dai nostri ‘political guys’ – cioé la parte italiana – era che con un 4% di sconto, con 250.000 unita di prodotto al mese per un anno, essi potevano sostenere la campagna elettorale”.
Ets avrebbe dovuto acquistare da intermediari (Euro Ib), a prezzo pieno, prodotti petroliferi venduti dal fornitore russo con un forte sconto (4% o 6.5%). Operazione che non va in porto per il no dei russi poco convinti della bontà della possibile intesa. “Non essendosi perfezionata l’operazione di compravendita, neppure a livello di scambio di documenti contrattuali, non appare pertanto possibile affermare, con adeguata certezza, se proprio Ets, o altra diversa entità, avrebbe in concreto sopportato l’esborso necessario a consentire la formazione di un margine destinato al finanziamento illegale del partito della Lega e quale sarebbe stato, in definitiva, il quantum destinato alla Lega” si legge nella richiesta di archiviazione.
Rilevante ai fini dell’archiviazioni è anche la mancata individuazione di un pubblico ufficiale che fa ‘saltare’ il reato di corruzione internazionale, ipotizzato dai pm di Milano Giovanni Polizzi e Cecilia Vassena. Nonostante le due rogatorie (l’ultima il 22 febbraio 2022), non è mai arrivata collaborazione dalla Russia. “La successiva improvvisa e drastica interruzione delle relazioni di cooperazione della Federazione Russa con il blocco dei Paesi occidentali conseguente al conflitto bellico in Ucraina – per tacere dell’oggettiva delicatezza della questione che rischia di toccare gangli assai sensibili presso l’amministrazione russa – rende evidentemente implausibile una prossima esecuzione delle attività d’indagine da compiersi in territorio russo”.