Iran: disabile mentale condannato a morte per aver bruciato il Corano

SportFair

Teheran, 19 gen. (Adnkronos) – Un uomo di 35 anni sofferente di una grave malattia mentale è stato condannato a morte in Iran con l’accusa di apostasia e “offesa a oggetti sacri”, per aver bruciato il Corano durante le prime proteste innescate dalla morte in carcere di Mahsa Amini. Javad Rouhi, residente in un piccolo villaggio nel nord dell’Iran, non ha avuto diritto a un avvocato di sua scelta. I gruppi per i diritti umani affermano che sarebbe stato costretto a confessare e che non esistono altre prove del suo coinvolgimento, e che è stato torturato in maniera così violenta in un centro di detenzione gestito dalle Guardie Rivoluzionarie, che ha perso la capacità di parlare e camminare ed è diventato incontinente.
Rouhi è stato condannato a morte il 3 gennaio con tre accuse generiche ‘ guerra contro Dio, corruzione sulla Terra e apostasia ‘ e l’accusa specifica di incitamento a combattere e uccidersi a vicenda in relazione a un presunto incidente a Nowshahr, nella provincia di Mazandaran, il 21 settembre.
è stato ritenuto responsabile, assieme ad altre due persone, di essere entrato nel quartier generale della polizia stradale del paese, di avergli dato fuoco e di aver bruciato un Corano. Secondo l’agenzia di stampa Mizan, gestita dalla magistratura iraniana, il capo della giustizia della provincia ha affermato che Rouhi ha ‘confessato di aver distrutto il quartier generale e di avergli dato fuoco”.
Habibullah Qazvini, l’avvocato scelto dallo Stato per difendere Rouhi, ha detto che il suo cliente non sapeva che un Corano fosse stato bruciato, e che in ogni caso ‘i filmati delle telecamere a circuito chiuso e le dichiarazioni di Javad Rouhi mostrano soltanto la sua presenza nel luogo del raduno e non ci sono prove che abbia partecipato all’incendio e alla distruzione di proprietà pubbliche”. La corte che ha condannato Rouhi ha precisato che il verdetto di colpevolezza sulle accuse di istigazione era in relazione alla morte di cinque persone, tutti manifestanti apparentemente uccisi da agenti di sicurezza. Gli altri due uomini condannati a morte sono Mahdi Mohammadifad, 19 anni, e Arshia Takdastan, 18 anni.