Tamberi a caccia dell’oro Mondiale: “con la maglia azzurra addosso mi trasformo”

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I tormenti della prima parte dell’estate si sciolgono alla luce dei riflettori iridati. Il Mondiale accende l’umore di Gianmarco Tamberi, che sente l’adrenalina della vigilia e si riaccende, a poche ore dall’esordio sulla pedana dell’Hayward Field. Venerdì, alle 19:10 italiane (le 10.10 della costa del Pacifico) il capitano, il campione olimpico di Tokyo, andrà a caccia dell’unico sogno non ancora divenuto realtà: quello dell’oro mondiale outdoor del salto in alto. “Con la maglia azzurra addosso mi trasformo – le parole di Gimbo – e non sento più nulla, nemmeno il fastidio che mi ha accompagnato in queste settimane alla gamba di stacco. Che cos’è? In poche parole, è l’irritazione di un nervo del retto femorale: come uno spillo, che mi impedisce di rimanere decontratto. Ma non ci penserò, ormai ho accettato il dolore, voglio solo concentrarmi sul mio salto, senza pensare ad altro. Ho fatto di tutto per risolvere, anche spostare la mia partenza per gli Stati Uniti, e devo ringraziare la Federazione per avermi supportato in tutto. È emerso tutto a Ostrava, quando ho saltato 2,30, ed oggi mi sento più forte che in occasione di quella gara”.

Venerdì si salterà sul serio, contro tanti avversari desiderosi di cogliere, proprio contro Tamberi, un successo destinato a diventare storia (al via anche l’altro azzurro Marco Fassinotti). La qualificazione è fissata a 2,30, misura che nel linguaggio organizzativo vuol dire: non più di dodici finalisti. “Sono un guerriero – prosegue Tamberi – in campo lotterò fino alla fine, senza pensare al dolore, o agli avversari. La testa sarà solo sul mio salto”. Il pubblico di Hayward Field è pronto a sostenerlo: “Cerco di sentirmi in casa ovunque, il calore della gente, l’energia che arriva dalle tribune, è una mia arma. Ma qui, lo stadio è veramente pazzesco, la curva a ridosso delle pedane, sembra quasi un palaindoor. Non vedo l’ora di andare in campo, l’idea di quello che troverò mi carica tantissimo”.

A chi gli ricorda la recente vicenda legata al padre-allenatore (divorzio tecnico poi sospeso per l’intervento del presidente federale Stefano Mei), Tamberi risponde netto: “Non mi risulta ci siano state liti familiari, anzi. Quello che è successo al momento non è nei miei pensieri, non può esserci spazio per questo: devo rimanere concentrato sulla gara, sulla mia tecnica di salto, sull’obiettivo che mi sono posto, ho bisogno di ogni energia per farcela, non posso distrarmi. A Eugene mi seguirà mio padre, come previsto. Gli avversari? Soprattutto il coreano Woo, i due statunitensi Harrison e McEwen, sono loro quelli che hanno fatto meglio quest’anno”. La caccia all’oro mondiale è appena iniziata.