Jacobs carico in vista dei Mondiali di Belgrado: “vince chi sbaglia meno”

Le parole di Marcell Jacobs alla vigilia dei Mondiali indoor di atletica di Belgrado

SportFair

L’Italia tra le stelle mondiali. La maglia azzurra tra i big dei Mondiali indoor di Belgrado. Marcell Jacobs è tra i campioni invitati nella conferenza stampa ufficiale della World Athletics alla Stark Arena, nel sontuoso impianto della capitale serba alla vigilia della rassegna iridata e a due giorni dal super sabato dei 60 metri, distanza su cui il campione olimpico dei 100 e della 4×100 sfiderà il primatista del mondo e oro iridato in carica Christian Coleman (6.34 nel 2018) e l’altro statunitense Marvin Bracy per il podio iridato.

È un piacere essere qui – le parole di Jacobs al fianco del campione olimpico del peso Ryan Crouser (Usa) e dell’argento di Tokyo degli 800 Keely Hodgkinson (Gran Bretagna) – esserci mi rende orgoglioso, è bello perché ricordo cosa pensavo, negli anni scorsi, quando vedevo gli atleti importanti partecipare alla conferenza stampa. È stato un lungo percorso. L’ultima volta che ho gareggiato qui a Belgrado, agli Europei indoor nel 2017, sono uscito in qualificazione nel salto in lungo nonostante fossi il favorito. Era un periodo difficile della mia carriera sportiva. Gli infortuni mi hanno fatto cambiare specialità e adesso dico che è stata una fortuna, perché quella scelta mi ha portato a conquistare due medaglie d’oro alle Olimpiadi”.

Il 27enne sprinter azzurro ripercorre l’avvio del suo 2022, con l’apice del 6.49 centrato sulla pista di Lodz (terzo al mondo dell’anno dopo il 6.45 di Coleman e il 6.48 di Bracy) e quattro vittorie consecutive in finale prima della falsa partenza al meeting di Belgrado di lunedì 7 marzo: “la prima parte della stagione è stata molto interessante, ho avuto ottime sensazioni anche se non ho sfruttato al meglio le mie potenzialità – racconta il velocista allenato da Paolo Camossi – Qualche piccolo intoppo è servito per arrivare qui nel migliore dei modi, compresa la falsa partenza della scorsa settimana su questa stessa pista: meglio che succeda tutto prima, invece che nel momento che conta di più”.

Sabato lo attendono i tre turni dei 60 metri: batterie alle 10.45, semifinale alle 18.40, finale alle 21.20. “Qui vince chi sbaglia meno, è così in generale ma soprattutto nei 60 – sottolinea il bresciano delle Fiamme Oro – Il favorito n. 1, che gioca in un campo tutto suo, è Coleman: è lui l’uomo da battere ma io cercherò di stargli il più vicino possibile e proverò a mettergli la testa davanti”. A chi gli chiede del possibile attacco al record europeo di Dwain Chambers, il 6.42 di Torino 2009, risponde così: “ho fatto il record europeo due volte alle Olimpiadi nei 100 (fino a 9.80, ndr) ma per le mie caratteristiche il primato dei 60 è più difficile, seppur non impossibile. Grazie al bel lavoro dell’inverno e allo stimolo degli avversari si può avvicinare quel tempo. Sabato però correrò per la posizione, non con il cronometro in testa: l’ho fatto nelle ultime uscite, ho pensato al tempo e non mi ha permesso di essere sciolto al 100%. Ci saranno altre stagioni per cercare il record”.

Gli ori di Tokyo mi hanno cambiato? No, credo di essere sempre rimasto con i piedi per terra – prosegue l’azzurro – Le vittorie alle Olimpiadi sono state fondamentali per una crescita personale, mi hanno dato consistenza e ulteriori motivazioni. Ho voglia di fare ancora di più e di dimostrare ancora tanto, non agli altri ma a me stesso. Certamente mi sono goduto tutti quei momenti che ho vissuto dopo Tokyo: la Formula 1 è una delle mie più grandi passioni e simulare la partenza di fronte alle auto schierate in griglia è stata un’emozione fortissima, come pure gli incontri con il presidente Mattarella e il premier Draghi. Ma sono rimasto sempre focalizzato sulla stagione che mi attendeva, su Belgrado, sui Mondiali di Eugene e sugli Europei di Monaco di Baviera. Dopo Tokyo ho staccato per ricominciare ad allenarmi prima degli altri e prepararmi alla stagione indoor, fondamentale per migliorare nella prima parte di gara, la fase in cui perdo di più rispetto agli altri”.

Il suo passaggio (vincente) dal lungo allo sprint desta ancora la curiosità dei numerosi giornalisti presenti alla Stark Arena, nella seconda tranche della conferenza stampa che aveva accolto nella prima parte il presidente World Athletics Sebastian Coe, la serba idolo di casa Ivana Vuleta (meglio conosciuta come Spanovic), l’oro olimpico del decathlon Damian Warner (Canada) e il numero uno della Federazione serba Veselin Jevrosimovic: “la differenza tra lungo e velocità è tanta – osserva Jacobs – nel lungo bisognava correre forte e bene, quando ho deciso di spostarmi nello sprint però mi mancava l’uscita di blocchi. Fino a due anni fa la mia partenza era molto diversa: con Paolo seguivamo la storia e la tecnica che si era sempre utilizzata in Italia. Ma erano più le volte che sbagliavo, rispetto a quelle in cui riuscivo. Quindi abbiamo adattato la partenza alle mie caratteristiche, e tra il 2020 e il 2021 si è vista una netta differenza, ben sedici centesimi già nei 60 metri”. Quello che ha prodotto, lo ricordiamo tutti: l’oro agli Euroindoor di Torun, il doppio epocale trionfo alle Olimpiadi di Tokyo, un posto garantito per sempre nella leggenda dello sport italiano. Ma questa è già storia. Ora c’è un futuro da scrivere. Qui, ora, a Belgrado. In sei secondi e poco più.