Il calciatore che non si piegò a Hitler, il terzino scampato per miracolo e l’inventore del Totocalcio in un campo di internamento: il Giorno della Memoria nel calcio

Il 27 gennaio è la giornata della memoria: le storie legate al mondo del calcio, da Matthias Sindelar a Massimo Della Pergola

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E’ il giorno della memoria, una giornata per ricordare gli orrori del passato. Il 27 gennaio si celebra la giornata per ricordare le vittime dell’Olocausto, in quel giorno del 1945 le truppe dell’Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz. Alcune storie sono anche legate al mondo del calcio, in particolar modo sono significative quelle di Massimo Della Pergola e Matthias Sindelar. 

Per conoscere la storia di Massimo Della Pergola bisogna tornare indietro al 1938. E’ un bravissimo giornalista, scrive anche per la Gazzetta dello Sport, ma viene espulso dall’Albo. Il motivo? Quello di essere ebreo. All’età di 26 anni, insieme alla moglie e al figlio, si ritrova costretto a cercare rifugio per sfuggire dai nazi-fascisti. Alla vigilia di Natale del 1943 decide di scappare attraversando il confine svizzero. Finisce internato in un campo di internamento a Pont de la Morge, nel Cantone Vallese. E’ diventato il prigioniero numero 21.915.

Un giorno decide di scrivere su carta un’idea rivoluzionaria: scommettere sul gioco del calcio, utilizzando tre simboli: 1, X e 2. Fonda la “Sisal” insieme a due soci, nel 1946 fa stampare oltre 5 milioni di schedine, ma si registrano poco più di 30mila puntate e milioni di tagliandi finiscono inutilizzati. Il vero successo arriverà solo qualche anno dopo.

Matthias Sindelar
Foto Ansa

Una storia nascosta è quella di Matthias Sindelar, alcuni lo chiamavano “il Mozart del calcio”, ma per tutti era “Der Papierene”, Cartavelina. Nato a Kozlov, in Repubblica Ceca, nel 1903, si trasferì da bambino in un sobborgo di Vienna. L’infanzia è molto difficile a causa della morte del padre, lui è costretto ad aiutare la famiglia. La sua passione è il calcio: nel 1918 viene tesserato nelle giovanili dell’Herta ASV di Vienna. Nel 1921 esordisce nel massimo campionato nazionale e quattro anni dopo si trasferisce all’Austria Vienna. Diventa un idolo e conquista un campionato, 5 Coppe d’Austria e 2 Mitropa Cup. Poi l’esordio in campionato.

Il 3 aprile 1938, al Prater di Vienna, la nazionale dell’Austria gioca la sua ultima partita, prima di essere inglobata in quella tedesca. La “Partita della Riunificazione”. Un gol di Sindelar regala la vittoria contro la Germania e il calciatore pensa bene di andare ad esultare platealmente sotto il palco dei gerarchi nazisti, poi regala a Karl Sesta l’assist per il 2-0. Al fischio finale le due squadre si allineano a centrocampo per salutare le autorità con il braccio teso. I calciatori in fila sono 22, le braccia protese nel saluto romano, invece, 20. Tra questi Matthias e il suo amico Karl Sesta, entrambi con le braccia lungo i fianchi. E’ stato considerato un grave affronto.

Il 23 gennaio 1939, Matthias Sindelar viene trovato morto nel suo appartamento accanto al corpo della sua compagna, Camilla Campagnola. Il caso viene frettolosamente archiviato, senza un perché.

Un’altra storia da raccontare è quella di Mario Pagotto, terzino protagonista con la maglia del Bologna. Protagonista dal 1936 al 1948, con i felsinei ha conquistato tre scudetti. E’ finito nel campo di concentramento di Hohenstein, un giorno finisce davanti al plotone di esecuzione e per una circostanza fortuita si salva. Rimane per 6 mesi nel campo di Bialystok, in Polonia. Perde 30 chili ed è in fin di vita, poi riesce a scappare. Attraversa l’Europa e arriva in Ucraina. In un campo di internamento forma una squadra di calcio, con lui altri tre italiani: danno una lezione alla squadra dell’Armata Rossa.