Italia dell’atletica da favola alle Olimpiadi di Tokyo, il segreto del dt La Torre: “approccio molto scientifico, anche i giapponesi si sono congratulati”

Un'Italia dell'atletica eccellente alle Olimpiadi di Tokyo: tutto era prefettamente studiato nel minimo dettaglio e anche i giapponesi hanno riconosciuto che gli azzurri si sono preparati meglio di loro

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Sono passate due settimane da quell’1 agosto che ha segnato l’inizio di un sogno alle Olimpiadi di Tokyo: Jacobs e Tamberi davano il via a quella che è stata una lunga e speciale serie di vittorie olimpiche degli azzurri.

Un successo, quello dell’atletica italiana, che ha fatto sognare tutti gli italiani, un successo cercato, studiato nel minimo dettaglio, come raccontato dal dt La Torre alla ‘rosea’.

Speravo in tre medaglie, e nemmeno osavo pensare che fossero tutte del metallo più pregiato. Siamo stati bravi. Ma siamo stati anche favoriti dallo slittamento di un anno dei Giochi. Se l’Olimpiade si fosse disputata un anno fa come da calendario, l’unico maturo per l’oro sarebbe stato Tamberi. Stano e Palmisano, che pure erano i nostri marciatori di punta, erano infortunati. E Jacobs, pur essendo sulla rampa di lancio, non era ancora al top. Un anno in più, col passaggio dalla vittoria agli Europei indoor e il grande lavoro di Camossi, gli è servito per prendere piena consapevolezza dei propri mezzi, che sapevamo essere notevoli“, ha dichiarato.

Siamo stati bravi in tanti aspetti. Nella programmazione, nella nuova filosofia di lavoro, nella valorizzazione dei tecnici, nella capacità di creare un gruppo in luogo di una nazionale a compartimenti stagni. Il gruppo fa sempre la differenza. I cinque ori possono sembrare un miracolo, e forse lo sono. Ma non sono stati manco figli del caso. Siamo arrivati con un approccio molto scientifico. Nel 2019 siamo andati in Giappone con alcuni atleti, tra cui Stano e Palmisano, per studiare, nel periodo dei Giochi, tutte le condizioni che avremmo potuto trovare. Antonella ci ha maledetto per averla fatta alzare alle 4 di mattina… Ma alla fine ne è valsa la pena. Abbiamo raccolto dati che abbiamo anche fornito ad altre federazioni. Umidità, temperatura corporea, temperatura intestinale, analisi in 3D… E poi l’aspetto del sonno: con Jacopo Vitale, ricercatore del Galeazzi, abbiamo lavorato con i big azzurri, che infatti non hanno avuto problemi di jet lag. E di una cosa sono orgoglioso… Che anche i giapponesi ci hanno riconosciuto di aver preparato meglio di loro i Giochi. Sono sempre stato convinto che, in un’edizione così particolare, i risultati avrebbero premiato chi si fosse adattato meglio alle difficoltà, indotte da clima, pandemia, assenza di pubblico, difficoltà di contatto fra gli atleti. E noi, durante il lockdown, ci siamo mossi meglio degli altri“, ha concluso il dt La Torre.