Un virus le ha fatto completamente perdere la vista, ma lei ha saputo reagire egregiamente: Anna Barbaro d’argento alle Paralimpiadi di Tokyo

Anna Barbaro, la reggina che ha vinto uno splendido argento alle Paralimpiadi nel triathlon: ecco chi è l'azzurra medagliata a Tokyo

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Si è chiusa con un argento e un bronzo, per l’Italia, la prima giornata di gare di triathlon ai Giochi Paralimpici estivi Tokyo 2020. All’Odaiba Marine Park ci pensano Veronica Yoko Plebani, Anna Barbaro e la sua guida Charlotte Bonin a regalare le prime soddisfazioni di una giornata ricca di appuntamenti.

Il primo podio, in ordine di tempo, arriva grazie alla prova di Veronica Yoko Plebani, bronzo nella PTS2 femminile. La lombarda ha fatto registrare il tempo complessivo di 1:15.55, crono che le è valso il terzo gradino del podio. Meglio di lei hanno fatto le statunitensi Allysa Seely (1:14.03) e Halley Danz (1:14.58).

Subito ci hanno pensato Anna Barbaro e la sua guida Charlotte Bonin ad arricchire il medagliere. Nella PTVI femminile, le azzurre chiudono in 1:11.11, 3.56 di ritardo dalle vincitrici della gara, le spagnole Susana Rodriguez e Sara Loher (1:07.15). Terzo posto per le francesi Annouck Curzillat e Celine Bousrez (1:11.45).

Studiava ingegneria e musica, una ragazza come tante. Un giorno, però, un virus subdolo, senza nome, le ha danneggiato il nervo ottico e da quel momento, la vita di Anna Barbaro, giovane reggina, è totalmente cambiata. Adesso lavora ma ha soprattutto un sogno: le Paralimpiadi di Tokyo 2021.

Chi è Anna Barbaro

Nata a Reggio Calabria, Anna studiava musica ed ingegneria ed era una violinista prima che un virus sconosciuto e ignobile le facesse piano piano perdere la vista, danneggiandole il nervo ottico. E’ stato il padre ad avvicinarla al mondo dello sport, portandola in piscina quando Anna non riusciva più a trovare motibaioni per sorridere.

Da quel momento in poi la vita di Anna è cambiata e lo sport l’ha spinta ad andare avanti, con coraggio e tenacia, puntando a traguardi davvero speciali, traguardi raggiunti oggi a Tokyo in maniera egregia, con un argento che brilla. “Lo sport è una cosa seria e un impegno a tempo pieno. Agonista? Prima ero violinista, con anni di conservatorio alle spalle, mi interessava solo la musica. Non avevo tempo per lo sport”, aveva raccontato a Repubblica la reggina che a 25 ha perso completamente la vista nel giro di pochi mesi.

Poi è nata, improvvisamente questa passione per il Triathlon. Perché? Mi regala libertà, questo senso di contatto con la natura ed ho anche ottenuto delle soddisfazioni a livello internazionale: il bronzo europeo, poi un primo posto nel “World ParaTriathlon Series” che per noi è il circuito più importante dopo il Mondiale, direi che sono stati dei risultati importanti“, e adesso è arrivato il risultato ancora più importante, una medaglia paralimpico.