La finale di Wimbledon e il giro sul pullman della Nazionale, Berrettini sincero: “mi sentivo un imbucato”

Matteo Berrettini ha ricordato la finale di Wimbledon e poi si è soffermato sulle emozioni provate sul pullman scoperto della Nazionale Italiana di calcio

SportFair

Lo sport italiano sta vivendo un’estate indimenticabile e, tra i protagonisti, non può non esserci Matteo Berrettini considerando la finale conquistata a Wimbledon. Il tennista azzurro ha reso fiera l’Italia intera per il risultato centrato a Londra, festeggiando la sua impresa insieme alla Nazionale Italiana di calcio, protagonista della vittoria a Euro 2021. A distanza di più di un mese da quelle emozioni, Matteo Berrettini ha provato a riviverle ai microfoni della Gazzetta dello Sport: “mi ha fatto piacere vedere che tante persone si sono avvicinate al nostro sport o sono tornate a seguirlo. Quest’estate, ovunque andassi, c’era gente che mi riconosceva e questo non può che farmi piacere. Il giro sul pullman della Nazionale? Che esperienza, all’inizio non ero tanto d’accordo a partecipare, mi sentivo un imbucato alla loro festa. Però i ragazzi sono stati davvero molto gentili e hanno insistito per avermi con loro. Mi hanno letteralmente trascinato fin su. Una volta partiti, vedevo e sentivo le persone chiamarmi e salutare. Ho capito che alla gente faceva piacere condividere con me quel momento importante“.

matteo berrettini
Foto di Paolo Giandotti / Ansa

Le critiche

Matteo Berrettini è poi tornato sulle critiche ricevute dopo la rinuncia alle Olimpiadi di Tokyo, dovuta ad un infortunio accusato durante Wimbledon: “è stata una doppia sofferenza. Da una parte perché ho dovuto saltare i Giochi, a cui tenevo tantissimo, e poi perché svegliarsi la mattina e leggere cattiverie gratuite sul mio conto mi ha ferito. Ma fa parte del gioco, devo farci l’abitudine. Chi mi conosce non ha mai dubitato di niente e sa quanto male sono stato, ci saranno sempre persone che diranno la loro e parleranno senza conoscere i fatti. E poi già sono perseguitato dagli infortuni, penso che arrivare a inventarsene uno, dopo tutto quello che ho passato, sarebbe un po’ come tirarmi addosso la iella“.