E’ giusto correre nonostante la morte di Dupasquier

Nonostante la morte di Dupasquier, continuare a correre è la cosa più giusta perché lo sport rimargina le ferite anche più laceranti

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Fermarsi o non fermarsi? Questo è il dilemma. Anche se davanti si palesa la morte, il dubbio resta sempre. In questi casi è impossibile prendere la scelta giusta, perché semplicemente non esiste.

Dupasquier
Foto di Ansa

Correre genera critiche, così come sarebbe accaduto nel caso in cui la morte di Jason Dupasquier avesse spinto la Dorna a bloccare le gare. La tragedia consumatasi al Mugello ha aperto il dibattito su come comportarsi principalmente sui social, dove le accuse per non aver fermato le gare in programma oggi in Italia si sono succedute al cordoglio per la morte di Dupasquier. Critiche pesanti ma al tempo stesso ingiuste, perché lo sport aiuta a rimarginare le ferite anche se fresche e sanguinanti.

Perché è giusto correre

Foto di Ansa

Non sono supereroi come tutti credono, i piloti sono ragazzi. Alcuni addirittura ragazzini, che inseguono quel sogno coltivato fin dall’infanzia. Un obiettivo che a volte può trasformarsi in incubo, come accaduto anche a Marco Simoncelli e Luis Salom negli ultimi anni. Il Motomondiale è sempre andato avanti nonostante questi tremendi ceffoni, deve farlo anche stavolta perché il motociclismo è rischio e pericolo e, purtroppo, mette in conto anche queste tragedie. Jason Dupasquier avrebbe voluto così, spingendo con i suoi occhi vispi la Dorna e i propri colleghi a scendere in pista per confrontarsi per una vittoria, tenendo in alto lo sport e la vita, non sicuramente la morte.

Scendere in pista per omaggiare

Foto di Claudio Giovannini / Ansa

I motori spenti e la tristezza non servirebbero a ricordare e omaggiare Jason Dupasquier, molto meglio scendere in pista e lottarsi una vittoria con il pilota svizzero nel cuore e sulle carene, così come lui stesso avrebbe voluto. La MotoGP ha sempre messo in conto la morte e, quando questa si palesa, è sempre un colpo al cuore. Gareggiare però la esorcizza e la rende più ‘umana’, nonostante il dolore sia lacerante e tremendo. Giusto dunque scendere in pista, perché solo così il nome di Dupasquier verrà omaggiato come si deve, con i motori accesi e non con un silenzio tombale che oscurerebbe quella luce fulgida che adesso Jason ha iniziato a emanare.