I successi più importanti e gli obiettivi per il futuro, Alessandro Brancato a 360 gradi: “per ottenere risultati nello sport e nella vita non devi mentire a te stesso”

Alessandro Brancato a 360 gradi: l'atleta siciliano tra obiettivi futuri e splendidi risultati, le parole ai microfoni di SportFair

SportFair

Afferrai la palla di rugby e iniziai a correre in modo veloce ed esplosivo come ero solito fare. Finito l’allenamento vidi accanto al campo una pista di atletica, vidi ragazzi e bambini correre fortissimo, rimasi folgorato. Era il 14 Febbraio 2001, San Valentino, avevo 12 anni ed incontrai il mio primo amore; e pensare che adesso sono vent’anni di odi et amo!

Così, Alessandro Brancato, si racconta…

Quando sono arrivati i primi successi?

“All’inizio non credevo molto in me stesso, mi sentivo in difetto rispetto agli altri, l’ultimo arrivato. La mia prima gara fu un 600m su pista e arrivai ultimo. Oggi vedo molti ragazzini smettere dinanzi alla prima difficoltà, io, invece, quando vedevo qualcuno che mi batteva cercavo sempre di capire il perché, pensavo: ho un cuore come lui, dei polmoni come lui… perché mi batte? Dopo qualche mese durante gli allenamenti mi iniziai ad allontanare dai miei compagni, isolandomi. Capii di avere la propensione di correre a lungo, percepivo una sensazione di libertà mai provata prima. Piano piano arrivarono i primi risultati: rappresentativa siciliana (cadetti ), primo raduno con la nazionale (allievo) essendo tra i più forti in Italia, da junior il primo anno vinsi il mio primo campionato italiano di mezza maratona battendo anche quelli del secondo anno. L’anno dopo riconfermai il titolo italiano e ebbi l’onore di vestire la maglia della nazionale partecipando al mio primo mondiale di corsa campestre in Kenya, la patria dei fondisti. Siccome l’appetito vien mangiando… vedendo che i risultati arrivavano iniziai ad essere sempre più motivato e a fare meglio”.

La prima volta con la maglia azzurra…

Alessandro BrancatoMe la facevo addosso! (ride, ndr.)  Era il raggiungimento di un sogno, non mi ero mai fermato, avevo sempre creduto in me stesso. Mi sono sentito libero, appagato totalmente. Sapere che gli altri fuori ti guardavano, che partecipavi ad una gara importante, con un caldo assurdo… tutti fattori di stress, ma non mi sono lasciato intimorire. Sicuramente un’esperienza che mi ha aiutato a crescere“.

Hai avuto momenti di difficoltà?

Alessandro BrancatoHo avuto solo due infortuni seri. Dopo il primo capii l’importanza di fare prevenzione e se carichi cento, devi recuperare centoventi. Il campione si vede proprio lì: quando sa reagire alle sconfitte e ai momenti di difficoltà. Avere accanto le persone giuste sicuramente aiuta, da solo non riesci. Il mio primo allenatore era un po’ come un generale dell’esercito e non mi dava i giusti stimoli. Una volta ripreso dall’infortunio, sono rinato. Dai 19 ai 28 anni feci la mia seconda parte di carriera, cambiai allenatore, rivinsi il campionato italiano della mezza maratona e vestii nuovamente la maglia azzurra. Due anni fa,  probabilmente sbagliando un modello di scarpe, ho iniziato ad avere dei problemi ai tendini ed è stato il momento più difficile. Mi dovetti sottoporre ad un’operazione poco prima della pandemia, ma non mi sono abbattuto e sono rinato. Ho ripreso ad allenarmi a luglio e, nonostante adesso siano tre anni che mi auto-alleno, ho sempre trovato la giusta motivazione“.

Il rapporto allenatore-atleta…

“Deve essere un rapporto di fiducia! Prima viene la persona e poi lo sportivo. Se si presenta qualche mancanza di rispetto, non riesci ad andare avanti”.

Atleta e allenatore, come gestisci le due parti di te stesso?

Alessandro Brancato“Sicuramente mi ha aiutato il fatto di iniziare a studiare e allenare gli altri. Chiaramente non è facile, a volte devi darti due schiaffi in faccia e capire cosa sia importante per il proprio allenamento. Ci sono giorni in cui sono stanco o non ho voglia, ma riesco sempre a buttarmi in pista o su strada e portare al termine il compito da me assegnato. Ho capito negli anni che lo sport non ti fortifica il carattere, ma te lo rivela. Nel 2018 ho fatto la mia sesta maratona, conseguendo il mio primato personale a Valencia (2h 17’ 59”) e, così, ho avuto la conferma del fatto che auto allenarmi è stata la giusta idea. E’ nata una nuova versione di me, il Brancato 3.0…”

I prossimi appuntamenti?

Alessandro Brancato“Adesso ho sette mesi di continuità, sto crescendo, sto riprovando anche brevi distanze in pista per ritrovarmi completamente dopo un anno di stop. Sia mentalmente che fisicamente sto cercando di riprendermi. Ho trovato la mia serenità a Palermo, sono originario di Lentini. In tutte le gare che posso fare mi butterò e proverò, dopo l’estate se si potrà ritornerò ai campionati di 10km su strada, la mezza maratona e se ritroverò il coraggio… la mia ottava maratona. Finché la testa regge e il fisico mi accompagna non mollo. Sono convinto che ancora qualcosa da dare a questo sport ce l’ho, se non andrà bene mi volterò indietro e sarò felice del mio percorso”.

Come immagini la tua vita senza la corsa?

Alessandro Brancato“Questa domanda me la sono fatta tante volte. La corsa mi ha cambiato totalmente: il mio modo di pensare, di vivere, di rapportarmi con gli altri. Lo sportivo non si giudica in base ai successi, ma per come si comporta al di fuori della pista; il più grande ringraziamento che faccio all’atletica è proprio questo. Non so se avrei fatto agonismo con un altro sport, ma una grande passione che ho sempre avuto è stata quella delle arti marziali, lo vedo come un controllo della mente sul corpo e, in un certo senso, vedo una somiglianza con la corsa. Probabilmente, però, la mia vita era segnata per macinare chilometri: almeno una volta il giro del mondo, sommando i chilometri, l’avrò fatto negli ultimi vent’anni… ora mi preparo per il secondo (sorride, ndr ).”

La vittoria o la corsa più importante?

Alessandro Brancato“Il primo campionato italiano non si scorda mai: essendo più piccolo e battendo anche quelli più grandi, è stata una bella fetta di soddisfazione. La partecipazione al mondiale in Kenya è stata l’apoteosi. Maggiori poteri, maggiori responsabilità ed indossare la maglia azzurra è stata una grandissima responsabilità. La mia ultima maratona fatta da auto-allenatore è stata altrettanto importante, quando ho superato il traguardo e ho capito di aver fatto il mio miglior tempo ho pensato di aver fatto un mezzo miracolo. Ogni vittoria ti lascia qualcosa addosso, le emozioni sono diverse”.

Qual è il tuo segreto?

“Non ho segreti! Ho imparato che se vuoi ottenere dei risultati nello sport,ma anche nella vita, c’è sola una semplice regola che devi seguire: non devi mentire a te stesso”.