Verso il Giro d’Italia 2021, storie e curiosità: quando Alfredo Binda fu pagato per non partecipare alla Corsa Rosa

Storia e curiosità del Giro d'Italia: quando Alfredo Binda fu pagato dagli organizzatori per non partecipare alla Corsa Rosa

Il conto alla rovescia è iniziato! L’8 maggio inizia il Giro d’Italia 2021 e tutti gli appassionati delle due ruote non vedono l’ora di seguire le imprese dei campioni di ciclismo che si sfideranno per le strade italiane. Ieri è stata ufficializzata la lista dei partecipanti, con la conferma della presenza di Vincenzo Nibali, nonostante il recente infortunio al radio destro.

Tante saranno le storie che il Giro d’Italia 2021 racconterà, ma in attesa di scoprire cosa la nuova edizione della Corsa Rosa ha in serbo per noi, siamo andati a scovare nel passato, alla ricerca di curiosità e storie uniche ed originali, che non tutti conoscono.

Quando Alfredo Binda fu pagato per non partecipare al Giro d’Italia

Il Giro d’Italia ha una storia antica. Quest’anno si corre infatti la 104ª edizione della Corsa Rosa: 104 anni, quindi, di spettacolo, curiosità, imprese e colpo di scena.

Una delle curiosità più clamorose riguarda il Giro d’Italia del 1930, quando Alfredo Binda fu pagato dagli organizzatori per non partecipare alla Corsa Rosa.

Binda, aveva vinto per quattro anni consecutivi il Giro d’Italia, dal 1925 al 1929, così, l’anno successivo, gli organizzatori decisero di prendere provvedimenti, perchè il Giro d’Italia stava perdendo interesse. I tifosi non erano più così appassionati, anzi erano annoiati dalla superiorità di Binda e da un finale quindi scontato, così come anche i corridori non erano interessati a partecipare alla Corsa Rosa, perchè certi che nulla avrebbero potuto contro il corridore italiano.

Le voci di corridoio arrivate ad Emilio Colombo, direttore della Gazzetta dello Sport, il giornale che organizzava il Giro d’Italia, lo hanno spinto a recarsi da Bozzi, padrone della Legnano, per un accordo che mirava a salvare la Corsa Rosa: una ricompensa di 22.500 lire a Binda per rinunciare alla gara.

Una cifra importante, equivalente a circa il premio della vittoria del Giro e di alcune tappe, che al giorno d’oggi corrisponderebbe a circa 15.000 euro, ma che a quei tempi bastavano per una vita agiata.

Binda era disposto ad accettare, ma solo se avesse avuto in campo la possibilità di correre nelle riunioni su pista a chiamata, un ultimatum che non è piaciuto a Colombo, spaventato all’idea che il corridore avrebbe potuto attirare tanta gente ai velodromi, togliendo così il pubblico dalle strade, ma Cougnet riuscì a convincerlo, a seguito anche della minaccia di Binda di iscriversi al Giro d’Italia.

Binda rinunciò quindi al Giro d’Italia, ma non alle corse, si preparò infatti per il Tour de France in piccole gare e nei velodromi. Alla Grande Boucle il colpo di scena: dopo che Binda lasciò tutti indietro a Pau, decise di ritirarsi, senza un vero motivo, anche se secondo alcuni aveva accusato un fastidio ad una gamba e che voleva riguardarsi in vista del Mondiale di Liegi, da lui vinto.

Solo diversi anni dopo spiegò di essere tornato a casa “anche perché quei quattrini del Giro, tanti quattrini, ancora non erano arrivati”. I soldi, infatti, sono arrivati solo dopo diverse battaglie con la Federazione, perchè Colombo sperava che Bandi, con una vittoria al Tour de France, avrebbe potuto chiedere una ricompensa minore.

Quell’anno, il Giro d’Italia fu vinto da un ragazzino di 21 anni, Luigi Marchisio.