“Schwazer non tornerà più a gareggiare”, pesante contrattacco della WADA: la battaglia si fa cruenta

La WADA, per bocca del direttore generale Niggli, ha sottolineato come Schwazer non tornerà a gareggiare così come stabilito dal TAS di Losanna

La battaglia continua. Alex Schwazer da un lato e la WADA dall’altro, un muro contro muro che danneggia solo ed esclusivamente il marciatore azzurro, deciso a tornare a gareggiare nonostante la squalifica comminatagli dal TAS di Losanna.

alex schwazer
Foto di Fabrice Coffrini/ XX /Ansa

La sentenza del tribunale di Bolzano che ha archiviato il procedimento penale a carico di Schwazer ha dato nuove energie all’alto-atesino, che adesso spinge per partecipare ai Giochi di Tokyo. La Federazione Internazionale di Atletica Leggera e l’Agenzia Mondiale Antidoping si oppongono, sottolineando come il rientro in gara di Schwazer non avverrà, seguendo pedissequamente la sentenza del TAS di Losanna.

Le accuse della WADA

alex schwazer
Foto Telenews/ Ansa

Sulla questione si è soffermato Olivier Niggli, direttore generale della WADA, che ha espresso il proprio punto di vista ai microfoni del Corriere della Sera: “trovo l’ordinanza chiaramente diffamatoria nei nostri confronti oltre che basata su affermazioni senza evidenza scientifica. Siamo stati invitati a intervenire come parte civile in una vicenda in cui eravamo estranei perché il magistrato capisse se Schwazer andava processato o no. Abbiamo fornito le consulenze richieste, ci aspettavamo una decisione sintetica, in un senso o nell’altro, non 87 pagine che ipotizzano un complotto internazionale con prove di fantasia. Il controllo di Schwazer era stato chiesto da World Athletics, il test eseguito dal laboratorio di Colonia, la positività sanzionata dal Tribunale di Arbitrato Sportivo. Noi dovevamo contribuire ad accertare solo tre cose per conto del giudice. Se nelle urine del signor Schwazer conservate a Colonia ci fosse testosterone sintetico. Risposta: c’era. Se nelle stesse urine ci fosse il suo Dna. Risposta: c’era. E se, infine, vi fosse anche del Dna di altri, tramite un’indagine forense sofisticata. Risposta: non c’era“.

Urine dopate

Schwazer
Foto di Ansa

Il direttore generale della WADA poi si è soffermato sulla tesi della presenza di altre urine ‘dopate’, cancellando prima il DNA ‘estraneo’ con i raggi UV: “una tesi stupefacente e inquietante che prende in giro l’opinione pubblica, non ha portata scientifica, esclude le prove che non confermano il complotto. Dopo uno studio su 50 atleti a spese dei contribuenti italiani. Noi abbiamo portato un campione dello stesso Schwazer con concentrazioni ancora più alte di quelle del 1° gennaio, quindi evidentemente fisiologiche. Elementi ignorati a favore della teoria di un complotto per vendicarsi del suo allenatore Donati. Ritorno alle gare di Schwazer? Mi sembra che la Federatletica l’abbia escluso. La sentenza del Tas è definitiva, noi non ci faremo intimidire”.