Morte Filippo Mondelli, scosso anche Mihajlovic: “l’ho visto stare male, ma aveva una grande voglia di vivere”

La morte di Filippo Mondelli ha scosso anche Sinisa Mihajlovic, che aveva conosciuto il canottiere azzurro lo scorso febbraio durante un incontro a casa sua

Si è arreso dopo 15 mesi di intensa battaglia, spegnendosi alle ore 16 del 30 aprile a pochi mesi dalle Olimpiadi di Tokyo 2021. Filippo Mondelli sognava di esserci insieme ai suoi fratelli del quattro di coppia, provando a raggiungere un obiettivo storico per l’Italia dopo la vittoria dell’oro mondiale a Plovdiv, 20 anni dopo l’ultimo successo iridato nella specialità per l’Italia. Invece il canottiere azzurro non ce l’ha fatta a sconfiggere l’osteosarcoma aggressivo diagnosticatogli poco più di un anno fa, lasciando un vuoto enorme nella sua famiglia e nel mondo dello sport italiano.

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La tristezza di Mihajlovic

morto filippo mondelliUna notizia terribile che ha sconvolto anche Sinisa Mihajlovic, il quale aveva conosciuto Filippo lo scorso febbraio: “mi dispiace moltissimo. Ho conosciuto Filippo qualche mese fa, venne a casa mia ed ebbi una stupenda impressione di lui. Parlammo qualche ora con grande sintonia. Un ragazzo affettuoso, speciale, che mostrava una grande gioia di vivere nonostante si vedeva stesse male. Volle sapere tutto della mia situazione e di come avevo affrontato il periodo della malattia. Come sempre sono i più bravi e i più buoni che ci lasciano prima“.

Lo sgomento di Malagò

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Foto di Martin Divisek/ Epa/ Ansa

Triste e sconsolato anche Giovanni Malagò, colpito al cuore dalla scomparsa di Filippo Mondelli: “le parole non bastano, il dolore non si racconta. Fa male ma non vince. Sarai ancora tu a farlo, rimanendo eternamente con noi. Con il tuo esempio unico e il tuo coraggio inimitabile. Lo sport piange un uomo speciale, campione per sempre“. Un legame speciale quello tra il presidente del Coni e Filippo, convinto a candidarsi al Consiglio Nazionale dove, con 54 voti, era risultato il primo degli eletti.

Il dolore degli amici

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Foto di Martin Divisek/ Epa/ Ansa

Ore tremende soprattutto per chi ha condiviso questi mesi terribili con Filippo, ovvero i suoi compagni d’avventura: “da quando faccio canottaggio ho sempre remato con lui. Ho perso una parte di me” le parole di Andrea Panizza. “Lo voglio ricordare con il suo ruggito al via di una gara. Caricava l’equipaggio e incuteva paura agli avversari. Era pronto a entrare in guerra” ammette invece Luca Rambaldi. “Il momento più bello della mia vita, l’oro mondiale di Plovdiv, l’ho vissuto insieme a lui” ricorda Giacomo Gentili. Parole seguite da quelle del dt Francesco Cattaneo: “i ragazzi della Nazionale per me sono come dei figli. Oggi ho perso uno di loro e lasciarlo andare è devastante. Era l’atleta che ogni allenatore vorrebbe avere“.