Le lacrime di Rio, il riscatto a Tokyo e il… cliff diving! Noemi Batki: “la piattaforma mi basta, non amo il rischio”

Noemi Batki ha parlato dei suoi obiettivi in vista degli Europei di Budapest e delle Olimpiadi di Tokyo, rivelando poi di non essere affascinata dal cliff diving

SportFair

Cinque anni dalle lacrime di Rio 2016. Dal momento più brutto di una carriera che Noemi Batki è riuscita a cambiare radicalmente, trasformando un incubo in una splendida rinascita. La piattaforma dai 10 metri ha cambiato le sue prospettive.

Noemi Batki
Foto di Will Oliver / Ansa

Lassù, con la piscina ai suoi piedi, la tuffatrice dell’Esercito ha costruito passo dopo passo il suo prestigio, legato a doppio filo non solo alle medaglie conquistate in carriera, ma anche a quella tecnica che l’ha resta un’atleta diversa dalle altre. Un percorso iniziato grazie alla madre e proseguito con la stessa passione masticata da bambina, raggiungendo obiettivi che da piccolina sembravano solo chimere. All’orizzonte adesso si stagliano due appuntamenti da non fallire, dove Noemi Batki ha intenzione di chiudere quel cerchio aperto ormai molti anni fa. Intervenuta ai microfoni di SportFair, la tuffatrice dell’Esercito non ha nascosto sogni e prospettive…

Considerando la sospensione della Coppa del Mondo, il prossimo impegno sono gli Europei di Budapest in programma tra un mese. Quali sono i tuoi obiettivi per la rassegna continentale?

Vado a Budapest con l’obiettivo di andare a medaglia in entrambe le mie gare, sia nell’individuale che nel sincro da 10m con Chiara Pellacani“.

Ai Mondiali di Gwangju hai ottenuto il pass per i Giochi di Tokyo, che sensazioni hai in vista delle Olimpiadi?

Noemi Batki
Foto di Patrick Kraemer / Ansa

Sono contentissima di avere già il pass, soprattutto col senno di poi, visto il difficile periodo che stiamo vivendo. Purtroppo la situazione attuale è talmente incerta che l’assenza di competizioni rende veramente difficile prepararsi al meglio per questo grande obiettivo. Nonostante ciò stiamo lavorando tanto e cercheremo di farci trovare pronti lo stesso”.

Quali pensieri passano nella mente prima di un tuffo dalla piattaforma da 10 metri?

Generalmente il rischio più frequente è che ci passi per la testa il pensiero di come potremmo sbagliare il tuffo. è un attimo ma serve impegno per reindirizzare il pensiero verso la direzione corretta. Altro errore comune è anticipare il pensiero di cosa succederà dopo il tuffo, cercando di  sottrarsi al momento presente, che invece va vissuto in piena consapevolezza“.

Ti incuriosisce il cliff diving? Hai intenzione un giorno di provarlo?

Joerg Mitter / Red Bull Content Pool

E’ uno sport molto affascinante da vedere, soprattutto per le splendide locations, ma non fa assolutamente per me. Mi piace saltare da 10 m perché dalla piattaforma ci si può avvicinare molto di più alla perfezione rispetto al trampolino, ma più in alto dei 10 m non sento di voler gareggiare perché ciò che mi affascina non è l’adrenalina, né il rischio“.

Tua madre ti ha trasmesso la passione per i tuffi, ma c’è stato mai un momento in cui hai pensato di intraprendere una strada diversa? Hai mai litigato con lei per colpa degli allenamenti?

Non ho mai litigato con il fine di smettere o di fare altro anzi, se abbiamo discusso era per risolvere i problemi. Con mia  mamma abbiamo sempre avuto un rapporto stupendo che è sempre stato la nostra  forza, mai una debolezza. Quando quattro anni fa ho deciso di trasferirmi a Roma e cambiare allenatore l’abbiamo deciso insieme, convenendo che dopo 20 anni assieme era il momento di provare qualcosa di diverso“.

Qual è stato il momento più bello della tua carriera? E il più brutto?

Il momento più bello è stata la vittoria del mio primo argento individuale agli Europei di Budapest nel 2010. Ero davanti al pubblico di casa mia, e venivo da un momento difficile in cui avevo deciso di darmi alla piattaforma senza alcuna garanzia che potesse funzionare. Ho lavorato tanto e vincerlo proprio a Budapest mi ha regalato un’emozione indescrivibile. Il momento più brutto è stata la mia gara olimpica a Rio 2016 in cui già durante la sfilata avevo le lacrime agli occhi. Ci ero arrivata con alcune lacune tecniche aggravate da una microfrattura al pollice che mi costrinse a gareggiare imbottita di antidolorifici provando dolore ma soprattutto una sensazione di impotenza incredibili. Dopo quella gara decisi di non voler chiudere mia carriera così e fu allora che decisi di ricominciare da zero a Roma, con l’aiuto del mio nuovo allenatore Domenico Rinaldi e grazie all’imprescindibile supporto del Centro Sportivo dell’Esercito di cui faccio orgogliosamente parte. Grazie a questa scelta sono riuscita ad aggiungere un altro pezzo di storia sportiva alla mia vita, e ne sono molto felice.

In carriera ti sei tuffata insieme a Tania Cagnotto e Francesca Dallapé, adesso condividi la piattaforma con Chiara Pellacani: quali sono le differenze tra vecchia e nuova generazione? Come vedi il futuro della Nazionale italiana di tuffi?

Noemi Batki
Foto di Tibor Illyes / Ansa

Ogni persona è unica nel suo stile e personalità, è difficile fare un paragone tra le due generazioni. Indubbiamente queste difficoltà legate al Covid che stiamo vivendo ora forgeranno molto i caratteri di questi giovani e la speranza è che tornino presto i veri stimoli“.

Il ruolo della maternità nello sport in questo momento sta facendo molto discutere, come dimostra il caso Lara Lugli nella pallavolo. Qual è il tuo pensiero al riguardo?

Questa è una questione molto delicata perché è inevitabile che per gareggiare ad alti livelli la donna debba fare delle scelte. La maternità implica dei periodi lontano dalle gare ed è giusto secondo me che tutte le donne vada data la possibilità di farlo, di poter fare questa scelta“.

Due anni fa sei riuscita a laurearti in Scienze della Comunicazione, è stato complicato incastrare la carriera universitaria con quella sportiva?

Concludere un percorso di una laurea tradizionale in presenza in Italia se sei atleta è molto difficile. Sono contenta di averlo fatto perché credo che aggiunga valore al mio percorso. Ora sto terminando una magistrale telematica, molto meno impegnativa, perché ritengo comunque importante continuare più possibile a formarsi e studiare cose nuove nella vita“.

Ti incuriosirebbe un ruolo in tv dopo la fine della tua carriera?

Non mi sono mai soffermata a progettare un futuro nel mondo dello spettacolo. Certamente sarebbe interessante fare qualche esperienza ma la mia realtà mi piacerebbe se continuasse a ruotare attorno ai tuffi”.

Dove ti vedi tra 10 anni?

Vorrei tanto avere una famiglia, una casa e un posto dove mettere radici. Questa vita agonistica è stata meravigliosa ma ho dovuto sacrificare tante cose, tra cui vivere in posti diversi e allontanarmi dalla mia famiglia e dai miei amici. Per cui credo di essere arrivata al punto in cui sarei curiosa di vedere cosa si prova a vivere diversamente“.